L’incontro con la storia del Club Alpino e con una delle figure più rappresentative e importanti dell’alpinismo e della fotografia torinese. La mostra dedicata a Francesco Ravelli è, infatti, una piacevole scoperta per quanti non conoscevano le sue imprese e la sua dedizione per la cattura delle immagini. Scrive Massimo Mila in “Cento anni di alpinismo italiano”: “Il rapporto di Ravelli con la montagna è caratterizzato da due elementi: la sensibilità per il paesaggio e la progettualità che impronta la sua lunga e straordinaria attività alpinistica”.
Istintivamente attratto dalla montagna, non lasciava nulla al caso e coglieva ogni occasione per migliorare le proprie conoscenze topografiche; “partiva sempre con un piano preciso e si dirigeva verso mete istruttive per le future ascensioni”, cosicché anche le più semplici escursioni diventavano momenti di arricchimento.
Proprio grazie a questa sua attenzione giungono a noi immagini mai banali dove la montagna emerge con tutta la sua forza e magnificenza e dove le figure umane, in taluni casi, la arricchiscono rendendola ancora più imponente.
La mostra si deve leggere su due livelli: l’attività collettiva del “Laboratorio dell’alpinismo” e la fotografia che parallelamente alla montagna, è stata fedele compagna di Francesco.
Amante della natura alpina, i suoi scatti sono “un omaggio alla linea purissima di una cresta nel cielo, alle rocce imbiancate dalla tormenta scatenata da un temporale, o ad un raggio di sole che sfora dalla cappa di nuvole”.
Si parte dalle fotografie alpine per proseguire con quelle più intime – i ritratti dei figli, della sua famiglia – dalle quali emerge l’accurata regia dell’autore che si diverte a giocare con i contrasti di luce e ad ordinare lo spazio e i corpi “in un raffinato gioco delle parti”, frutto di un lungo progetto; ne sono un esempio: “Leonardo”; “La Scala”; “Le Spighe” e poi, nello spazio dedicato alle valli: “Riflessi”; “Val Ferret”; “Alberi e Ombre”.
In tutte domina il silenzio, la riflessione e la compostezza.
La mostra, oltre al nutrito corpus fotografico, presenta oggetti, documenti e reperti d’epoca che danno maggior risalto al ruolo di Ravelli, dei suoi fratelli e del figlio Leonardo nella “conservazione del mito che aleggiava attorno al negozio-salotto dell’alpinismo” dei Ravelli che per anni fu punto di incontro per gli amanti delle alte vette.
Federica De Maria
vista 24 maggio 2001
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