Ogni individuo ha in sé un’anima artistica e poetica, ma pochi hanno la capacità di comunicare la propria visione del mondo, stimolando il pensiero altrui. Quando ci si trova davanti ad immagini-fotogrammi come quelli di Luigi Veronesi, ci si sorprende per la loro capacità di emozionare; perché quei giochi di forme che diventano giochi ottici attraverso la costruzione di un
Di questo spartito musicale fanno parte alcuni oggetti del quotidiano che, sospesi nello spazio, trovano una dimensione in ardite coreografie. Si assiste così ad illusioni reali, perché generate e alimentate da elementi concreti: un bicchiere, un cucchiaino, un viso Ritratto, 1974.
Veronesi (Milano 1908 – 1998) nato come pittore astratto nel gruppo della Galleria del Milione dove nel ’34 espose con Joseph Albers, è uno degli artisti italiani più celebrati a livello mondiale. In lui pittura e fotografia si fondono in una ricerca durata quarantasette anni; anni rappresentati in mostra da una selezione di cinquanta fotografie, fotogrammi – immagine luminosa ottenuta senza la macchina fotografica (…) – solarizzazioni originali, più tre dipinti del 1938-40, in cui Veronesi utilizzò il fotogramma come vero e proprio materiale contestualmente alla pittura.
Ma Veronesi fu anche filmmaker – in mostra vi sono due esempi dell’avventura cinematografica astratta realizzati
Federica De Maria
mostra visitata il 21 maggio 2002
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