Palazzo Salmatoris di Cherasco ospita oltre 50 opere di uno dei maggiori pittori italiani del ‘900: Giorgio Morandi. Artista innovativo, solitario ed isolato dai movimenti e dalle correnti coeve che rinnovò il genere della natura morta, influenzando con la sua ricerca l’ambiente artistico internazionale.
Le opere in mostra partono dagli anni ’20, gli anni del “ritorno all’ordine”, ai canoni della pittura antica e rinascimentale, per arrivare agli anni ’60, ultima stagione segnata dallo svuotamento delle forme.
Fiori (1923-24) è una composizione su sfondo giallo ocra in cui un mazzo floreale pare costretto nella caratteristica anfora striata di bianco e blu, mentre il colore risulta vivace ed irregolare.
L’opera più antica in esposizione è Paesaggio (1923), un piccolo olio su tavola: un albero stilizzato in un prato, un corso d’acqua verticale sulla destra ed un ponte che lo attraversa, con il cielo che occupa più dei
Il Paesaggio (cortile di via Fondazza) sfiora l’astrattismo per i toni solari che sfumano nel bianco, con le finestre delle case simili a rettangoli di un azzurro tenue.
I capolavori del periodo colorato – in esposizione opere comprese tra il ’47 e il ’63 -, stupefacenti nature morte di oggetti, i cui profili riacquistano nettezza e contengono incredibili rossi-aragosta, tocchi abbaglianti di bianco,blu cobalto, arancioni squillanti, cromie che pervadono le immagini di un senso esplosivo di gioia.
Nell’androne, la parte preponderante spetta agli acquerelli, di cui uno meraviglioso del ’59, a tre colori, raffigurante una bottiglia scura allungata e una zuccheriera a fare da contraltare, composizione misurata ed in dissolvenza, senza sfondi e quasi senza piani. Poi una natura morta (1964) con bottiglia bianca, bottiglia nera e scatole, toccante perché realizzata nell’anno della scomparsa dell’artista. Gli oggetti sono posizionati a croce e si nota un graduale svaporamento dei contorni che mette in risalto la materia luminosa sul tavolo rotondo dello studio di via Fondazza.
Arrivati nella Camera della Pace i dipinti cedono il passo alle acqueforti ed ai disegni, come le sale del piano superiore.
Infine la grande fotografia dell’interno dello studio di via Fondazza, con gli oggetti cari raccolti sugli scaffali, i vasi con i fiori finti, disposti come per essere immortalati e le bottiglie lunghe affusolate, che apparivano nei suoi quadri come le canne dell’organo della chiesa di S.Maria dei Servi a Bologna, che Morandi amava ascoltare seduto accanto alla Pala della Maternità di Cimabue.
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Morandi è un pittore che mi commuove... Bello l'articolo.
Grazie per aver ricordato l'evento ma sopratutto l'opera di questo fondamentale artista del 900, del quale sono una modesta quanto grata estimatrice.
consiglio extra articolo: da visitare, per chi nn l'avesso fatto, il museo di Bologna dedicato all'artista, merita molto!
Angela