Nel secondo Ottocento la pittura realista, che affonda le sue radici nel Romanticismo, vive un periodo particolarmente fertile. Pensiamo ai Salon di Parigi, al Padiglione realista del 1855 di Courbet, alla scuola di Barbizon che riprendeva le tematiche pittoresche di Constable, dove Corot o Théodore Rousseau diedero vita ad una pittura di paesaggio fatta di macchie di colore. Per chiarire quale fosse la realtà in Italia basta ricordare Silvestro Lega, Antonio Fontanesi, i macchiaioli toscani o i realisti meridionali per comprendere come il realismo di metà Ottocento fosse ricco di esperienze molto significative. Lorenzo Delleani (Pollone, Biella 1840 – Torino 1908) deve essere inquadrato in questo felice contesto. Egli fu a pieno titolo uno dei maggiori esponenti della pittura di paesaggio in Piemonte.
A centosessanta anni dalla sua nascita gli viene dedicata un’ampia antologica che seppur molto esaustiva non può fare onore a tutte le sue opere – più di tremila in catalogo. Ad Aosta si possono ammirare per la prima volta opere di grande valore provenienti da fondazioni come la GAM di Torino e la Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma, da enti, collezioni private ed un’importante nucleo di opere provenienti dal Museo del Territorio di Biella. Una vasta rassegna di opere, bozzetti, tele e tavolette su legno, per comprendere il percorso figurativo e l’evoluzione della pittura del Delleani. Nelle opere di grandi dimensioni con soggetti in costume si possono scorgere gli influssi della pittura del colorismo veneto (Venezia al secolo XVI del 1873). I temi ricorrenti si ritrovano nelle tele a tema religioso (La processione notturna di Fontainemore), o ancora nelle scene di vita contadina nelle Prealpi biellesi (Alto biellese, 1897). Delleani è definito pittore di paesaggio, ma egli è anche pittore di cieli, di arie; i colori, il pulviscolo atmosferico che emanano i cirri nei cieli montani hanno una forza evocativa non comune, una luce ed una profondità da grandangolo. Egli ha saputo interpretare la realtà in modo esemplare. Un altro tema che egli ha saputo affrontare con delicatezza e sobrietà è quello che si riferisce ai momenti più umili della vita contadina, della cultura locale, che egli ha interpretato donando nobiltà ai gesti quotidiani come quello del mungere una vacca o pascolare il gregge.
La mostra di Aosta si rivelerà per gli estimatori del pittore come occasione impedibile e di grande valore, per la quantità e la qualità delle opere selezionate.
Michela Cavagna
Mostra visitata il 12.XII.2000
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