La Belle Ăpoque, le gare di tennis, le corse in automobile, il mito della velocitĂ , la gioia di vivere. Unâatmosfera ricca e particolarmente frizzante si diffonde dalle magnifiche foto di Jacques Henri Lartigue, visibili fino a metĂ giugno presso la Fondazione Italiana per la fotografia.
Avvolgenti ed intriganti, in particolare i primi piani, queste immagini dâinizio secolo ci mostrano la nascita della grande borghesia e delle invenzioni âche hanno cambiato in parte il mondo e la sua visioneâ.
Iniziò a fotografare nel 1902 allâetĂ dâotto anni quando il padre gli regalò la prima macchina fotografica e fin dallâinizio usò il mezzo fotografico per immortalare la gioia di vivere ed il sorriso con cui egli guardava il mondo.
Nato in una famiglia benestante frequentò, fin da piccolo, ambienti privilegiati. Amante della cultura, affascinante, estroverso ed individualista, malediceva âla propria incapacitĂ ad impegnarsiâ. Forse, proprio per quellâinnata paura di crescere, cercava di assaporare solo le cose belle della vita, rifiutandosi di vedere lâinesorabile fine di un mondo âdoratoâ del quale fu spettatore privilegiato e in un certo senso protagonista.
Era lâepoca delle grandi scoperte e delle invenzioni. In un clima goliardico ed eccitante si sperimentava, si âosavaâ e cosĂŹ face anche Lartigue. Utilizzando i raggi del sole annerĂŹ la carta al citrato attorno agli oggetti e con la sovraimpressione creò i suoi âfantasmiâ; anni dopo avvalendosi âdellâidea di trasformare gli obiettivi gemelli della sua Klapp Nettel, che servivano a realizzare due scatti 6 x 6, in un obiettivo unico per foto 6 x 13â, riuscĂŹ a ritrarre le corse automobilistiche e le partite di tennis al Roland Garros.
Sono 170 fotografie (stampe moderne da negativi originali) di vita modana e vita privata.
La mostra torinese, offre una doppia visione della produzione artistica di Lartigue, spesso intima, a tratti malinconica ma sempre limpida, chiara.
Si resta affascinati dallâintensitĂ degli sguardi (âFloretteâ, 1944), dalla serenitĂ dei sorrisi â bellissimo, anche se poco valorizzato dallâallestimento, il ritratto del figlio con il nipote. E poi i giochi infantili, le passeggiate al mare, le âsignore elegantiâ e i tanto amati âistanti di mezzoâ, corpi a mezzâaria, intenti a colpire una pallina da tennis o a tuffarsi in acqua o a saltar le scale, corpi eternamente sospesi.
Un album di ricordi al quale lâartista ci invita a partecipare condividendo il piacere di momenti di vita quotidiana, semplici e al tempo stesso unici.
Noi come lui spettatori della vita.
Federica De Maria
Mostra vista 16 aprile 2001
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