Categorie: torino

fino al 17.VI.2006 | Bob and Roberta Smith | Torino, Carbone.to

di - 25 Maggio 2006

“Voglio fare propaganda al cervello delle persone, ma non come i politici” -che si rivolgono alle masse col rischio di cadere nel populismo da ricerca del consenso- bensì “per risvegliare il pensiero critico di ciascun individuo”. Con questa dichiarazione dal sapore programmatico, Bob and Roberta Smith (Londra, 1964) -alias Patrick Brill– svela ad Exibart il senso recondito del proprio operare. O, meglio, il nonsense che insegue da anni attraverso un modo di lavorare fortemente influenzato dall’interazione col pubblico, del quale sfrutta tutte le possibili reazioni a fine artistico. A partire dall’uso di uno pseudonimo al quale, una volta venuta meno la collaborazione con la sorella, ha affidato il compito di rappresentare la componente maschile e femminile della società umana. La sua è un’arte di relazione col prossimo che prevede una massiccia dose di interventi e situazioni dal vivo, riducendosi, a volte, alla sola ideazione. Com’è accaduto nella performance ospitata nel Parlamento di Brema nel 2003, dove un consesso di nove attrici travestite da celebri uomini della storia (da Gesù Cristo a Bob Dylan, passando per Winston Churchill) doveva inizialmente discutere di scottanti problemi d’attualità. Mentre, in realtà, ha poi liberamente inscenato una pantomima infarcita di luoghi comuni e manie da star, che niente aveva da spartire con la serietà di cotanta sede. Rivelandone tutta la corrosività nella frase pronunciata da uno dei protagonisti, in risposta alla questione centrale della conferenza, reale oggetto dell’esibizione artistica: “Conceptual art is nonsense and it makes sense”.
Ma il pensiero di Bob and Roberta Smith si può manifestare anche attraverso la realizzazione di numerosi pannelli variamente ricoperti da scritte multicolori, come nel caso di questa mostra da Carbone. Trasformata nel quartier generale di un’ipotetica campagna elettorale, dove a spiccare nel magma di parole in libertà, apparentemente prive di logica, è proprio la richiesta di voto all’artista stesso. Che, secondo quanto sottoscive su un poster vergato in stile western, se mai dovesse vincere si impegnerà a “costruire cinque nuovi musei consacrati all’arte” per cinque diversi tipi della medesima. “Il museo del futuro, fatto di opere che non esistono ancora” convivrà, per esempio, con “il museo del presente, aperto solo il pomeriggio, nel quale esporre l’arte creata in mattinata”. Fino ad arrivare al “museo della noia, dedicato ad un’arte monotona e indegna di alcun vero interesse da parte di qualcuno”.
I suoi slogan umoristici rinviano sempre ad un sottotesto con l’obiettivo di allargare i confini troppo stretti imposti dal sistema, che sia artistico o della realtà in genere. E lo fanno sfidando i limiti, anche fisici, questa volta sotto la forma di un duro pellegrinaggio in bicicletta dalla città inglese di Lincoln a una torre medievale, ripreso nel video The Humanist. Una sorta di viaggio nel tempo dell’umanista Bob Smith che, vestito da cavaliere templare in cotta di ferro, affronta un’assurda fatica in nome di una secolare idea di trascendenza. Quella di un prete agnostico qual è.

claudia giraud
mostra visitata il 18 maggio 2006


Bob and Roberta Smith – The humanist
Torino, Galleria Carbone.to, via dei Mille 38
Orario di visita: da mercoledì a sabato 17,00-19,30
Ingresso libero – Per informazioni: tel: 011 8395911; fax: 011 8395916; carbone@carbone.towww.carbone.to


[exibart]

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