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fino al 19.I.2008 | Alberto Clerico | Torino, Pho-To’ 35

di - 7 Gennaio 2008
Si accede a Pho-To’ 35 lasciando il lastricato in pietra, steso a piano strada. Poi si entra nelle due sale della galleria. Alle pareti sono appesi lunghi panni verticali di velluto nero che partono dal soffitto e arrivano, abbondanti, sul pavimento. Fin da subito non s’intuisce a colpo d’occhio l’andamento né tanto meno il tema di Cantieri passati e stupiti. Una personale in miniatura, in apparente formato “cartolina”. Bisogna quindi avvicinarsi e fare uno sforzo in più per trovare la concentrazione ideale e soffermarsi, stare sospesi con un certo equilibrio davanti alle fotografie. A quei paesaggi messi in fila e posti vigili ad altezza sguardo. La difficoltà di fruizione di questi ventisei scenari è notevole, ma per chi avesse tempo è un’ottima scuola di ricerca. Un’indagine in dettaglio. Le luci al neon, infatti, dall’alto spandono, anche se di poco, le campiture delle fotografie esposte, sdilinquendo i contorni degli oggetti immortalati. Elementi che, solo in alcuni riquadri, incarnano la giusta temperatura, l’atmosfera dello “stato urbano” torinese.
In questo continuo dilatarsi dei soggetti architettonici, prima scovati e poi catturati dall’obiettivo di Alberto Clerico (Torino, 1944), lo sforzo maggiore consiste nella messa a fuoco di chi guarda. Chi osserva dunque le fotografie, riprodotte in formato 30×40 e incorniciate da un passe-partout bianco, deve dimenticarsi per un attimo della città dalla quale proviene. Delle sue stagioni graduali, dei suoi cambi di luce improvvisi e delle sue vie veloci, senza tregua. Quella cornice di palazzi che, entrando in galleria, si è appena lasciata alle spalle.

Così, chiunque capiti lì in mezzo comincerà ad aggirarsi per gli angoli di una Torino protetta, svuotata di senso e della gente che solitamente la popola. Una Torino ascetica, sempre in divenire, apparentemente sempre in cantiere. Impalcature, wrapping, attrezzi abbandonati e innumerevoli scorci vuoti faranno da bordatura a una nuova città. Una città sotto mentite spoglie, tutta, ancora una volta, da finire.
Quando imposta uno scatto, Clerico guarda il cielo, tralasciando il primo piano ad altezza strada oppure, viceversa, ama sostare sui campi lunghi, indugiando nell’attesa di una fine, dove lasciar posare il punto di fuga. Non c’è nulla che capiti sulla scena, sul set di queste foto. La desolazione, la lentezza della presa, la veracità del tratto luminoso e, in alcuni casi, la giusta direzione dell’obiettivo parlano di un momento in cui qualcosa è stato lasciato.

Le panchine pubbliche, elemento di predilezione della ricerca di Clerico, sono il sintomo di una piccola malattia che assilla centro e periferia, parchi e piattaforme. La malattia dell’attesa, dove il finito non sta più al proprio posto e il nuovo incalza, in apparente, spietata sobrietà.

ginevra bria
mostra visitata il 13 dicembre 2007


dal 13 dicembre 2007 al 19 gennaio 2008
Alberto Clerico – Cantieri passati e stupiti
Pho-To’ 35 Gallery
Via Barbaroux, 35 (zona via Garibaldi) – 10122 Torino
Orario: da martedì a sabato ore 15-19
Ingresso libero
Info: tel. +39 0115660028; info@photo35.it; www.photo35.it

[exibart]

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