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fino al 19.VI.2010 | Roberto Kusterle | Torino, Weber & Weber

di - 17 Maggio 2010

I luoghi trasformati con estrema cura in vere e proprie
scenografie, redenti e resi laicamente sacri dalla profondità intimistica del
pensiero consapevole, non sono individuabili geograficamente in virtù di
elementi paesaggistici riconoscibili. Per questo infondono un senso di
appartenenza universale, così come le seduzioni visive intrise di mistero e i
simbolismi sfruttati, che non vogliono, tuttavia, essere il fulcro dell’opera
in senso stretto, bensì soltanto un veicolo per riflessioni e intuizioni.
A partire dagli anni ’70, la formazione da autodidatta di Roberto
Kusterle
(Gorizia,
1948) risulta quasi inverosimile, data l’eccellente tecnica acquisita. I suoi
avventurosi viaggi, la pittura e la creazione di installazioni gettano le basi
per la scelta ultima della fotografia quale mezzo espressivo predominante dal
1988 in poi.
La sua arte elargisce speranza e fiducia nel futuro (Il
solco della speranza
),
magia, sinfonie per occhi (Duetto per archi), ironia, verità velate da
irrealtà, valori che non hanno – e non devono avere – collocazione temporale.
Talora un lecito senso di inquietudine, di opacità sinistra, squarciato però da
ricorrenti punti di luce, dove in cielo le nubi si diradano poderose.

In mostra, una splendida e significativa selezione dei
lavori più noti appartenenti al fertile triennio 2004/2006. Le tematiche
socio-culturali sono il nutrimento della dialettica di Kusterle, come
testimoniano l’attività di due donne in nero, dal capo coperto, intente a ricucire
con enormi aghi infinite zolle di terra secca crepata, nonché l’incedere
determinato di una coppia di uomini a formare, con un vetusto e rudimentale
aratro, un solco nel suolo arso dal quale – di già – nascono rigogliosi fiori.
Un sentiero tracciato verso l’evoluzione.
Conchiglie a mo’ di copricapo, mani scolpite nella pietra
che si fanno ali, farfalle leggiadre innalzanti lo strascico della veste di una
sirena ibrida e incantatrice, la violenza della civiltà che dà fuoco alla
vegetazione selvosa (Incendio doloso), un rigagnolo stagnante – dal quale improbabilmente si
pescano grossi esemplari acquatici – che nasce dalla morte momentanea di una
stradina sterrata tra i campi adibiti a coltivazione.

I fanciulli serbano dentro spontaneità e purezza, e in
ragione di questo – come veri e sapienti maestri dotati di bacchetta – hanno
titolo e facoltà di illustrare agli alberi secolari, provvisti di un attento e
vivace occhio, i fondamenti della botanica (Il bambino e il suo bosco II).
In un testo di presentazione redatto nel 2007, Franca
Marri riassume con l’ausilio di una sola frase la quintessenza della produzione
dell’autore: “Questo manicomio metafisico rivive in forma assolutamente
autentica nelle immagini di Kusterle che, in un mondo contemporaneo dove tutto
appare come perdita e deterioramento, recupera atmosfere e spiritualità
arcaiche, leggendarie, sempre volte a cercare di dare un senso a ciò che siamo,
oltre le più ovvie apparenze”
.

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sonia gallesio
mostra visitata il 24 aprile 2010


dal 25 marzo al 19 giugno 2010
Roberto
Kusterle – Senza tempo ne luogo
Weber & Weber Arte Moderna e
Contemporanea
Via San Tommaso, 7 (zona via Garibaldi) – 10122 Torino
Orario: da martedì a sabato ore 15.30-19.30
Ingresso libero
Catalogo disponibile
Info: tel. +39 01119500694; alberto.weber@libero.it

[exibart]


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