Gemine Muse, giovani artisti nei musei italiani, mette in relazione la prestigiosa tradizione artstica italiana con la sensibilità dei nuovi artisti emergenti. Il progetto coinvolge oltre 40 artisti in 28 musei di 24 città italiane.
A Torino l’iniziativa viene ospitata dal palazzo che fu residenza dei Savoia, biglietto da visita della Torino capitale settecentesca: Palazzo Reale. All’interno di un itinerario tra stucchi e legni dorati, boiserié e cineserie ricercatissime, l’arte contemporanea contamina gli antichi fasti e si adagia ironicamente sui palchetti intagliati, in tre sale storiche: la Sala da Ballo, la Scala delle Forbici e la Sala del Trono. Quest’ultima, con un bellissimo colpo d’occhio sulla Piazzetta Reale, offre il suo spazio a Saverio
Lasciata la sala di rappresentanza, Gemine Muse raggiunge la Sala da ballo, dove tra riferimenti all’antichità greca e a soggetti bacchici che riportano al tema della danza, Maura Banfo ha disseminato inviti per un ballo, suggerendo i passi di una ballerina che continua nella sua danza secolare, cullata da un dolcissimo suono di carillon a richiamare atmosfere rarefatte e nostalgie di danze passate. Una sola luce rossa, proiettata su uno dei bassi lampadari del soffitto a cassettoni, crea movimenti di luce lenti e ipnotici come il suono che avvolge l’ambiente in un insieme di grande
Il terzo lavoro di comunione-contaminazione tra linguaggi contemporanei e arte antica si è impossessato di uno spazio vestito di stucco bianco e modellato dalla luce, di cui Juvarra fu il maestro. Il luogo è l’illuministica Scala delle forbici , il suono quello dell’installazione sonora realizzata da Paolo Piscitelli, dove suggestioni d’acqua e di grotta si mescolano e ricreano lo spazio chiuso della scala-grotta, anfratto protetto, segreto, ma anche luogo destabilizzante e impertinente nei confronti della sacralità della contemplazione museale.
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karin gavassa
mostra visitata il 9 gennaio 2003
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