Del decennale della Fondazione Sandretto abbiamo parlato lo scorso marzo, annunciando la grande mostra che si preparava per celebrare la ricorrenza. Ora la mostra è in pieno svolgimento, distribuita nelle due sedi storiche della Fondazione a Torino e Guarene, nonché una terza sede, la Cavallerizza Reale, che ha ospitato per alcune settimane una sezione video. Perché Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, fra i suoi meriti, vanta quello di essere stata fra le prime collezioniste italiane ad interessarsi ai prodotti dei videoartisti. Proprio quando circolavano ancora voci discutibili sulla scarsa commerciabilità delle opere così concepite. In carnet si trova innanzitutto Doug Aitken, sostenuto sin dall’inizio della sua attività e presente in Fondazione con una personale nel 2003, oltre a lavori come Oswiecim, March 1997 (1997) di Darren Almond, il forse troppo perfetto Possessed (2001) di Shirin Neshat e l’omaggio di Tacita Dean a Mario Merz (2004).
Accompagnata da un voluminoso catalogo edito da Skira, che naturalmente ripercorre l’intera storia dell’istituzione piemontese nonché della passione della sua mentrice, la rassegna celebra con una punta di meritata immodestia una collezione notevole. Se volessimo contabilizzare i lavori in mostra, la cifra sarebbe seguita da molteplici zeri. Basta osservare quante opere di Maurizio Cattelan sono presenti, a partire da quella che dà il titolo alla mostra, Bidibidobidiboo (1996), lo scoiattolo appena suicidatosi in una cucina anonima consona alle sue dimensioni.
Per godere delle installazioni più grandiose sarà necessario spostarsi sino a Guarene, ma il viaggio sarà ricompensato da una teoria di lavori di livello museale. Nella labirintica struttura affacciata sulla piazza centrale del paese, si svelano un Paul McCarthy claustrofobico (Bang-Bang Room, 1992) oppure una travolgente Sarah Ciracì che trivella letteralmente il pavimento in legno con Questione di tempo (1996). E ancora l’Amphibian Vehicle (1999) di Carsten Holler o la vaginale Fusione della camapana (2005) Diego Perrone.
Ma l’interesse di Patrizia Sandretto non si rivolge solo alla contemporaneità più spinta. Guarda anche al recente passato, a certi maestri o, meglio, a certe maestre come Cindy Sherman. Della fondamentale serie degli Untitled Film Still si potranno trovare esempi del periodo 1978-80, fotografie sulle quali si è spesa con acume anche Rosalind Krauss. Per continuare a parlare di donne, come non rintracciare una cesura ben definita in certe acquisizioni? Della sempre più fashion Vanessa Beecroft non si vedono le ormai piuttosto noiose foto di scena, ma per esempio una spigolosa silhouette del 1995 a matita e acrilico su tela, oppure alcuni Performance Details
Quanto ai nomi internazionali che svettano nelle classifiche delle aste milionarie, non c’è spazio per le delusioni. Un nome su tutti? Il camaleontico Matthew Barney è presente con un buon numero di fotografie, a partire dal primo Cremaster (1995). E se pensate alla Biennale veneziana in corso, ecco qualche nome. A partire da Gabriel Orozco, tanto deludente in laguna quanto in gran forma nella collezione Sandretto, con la celebre serie fotografica Until You Find Another Yellow Schwalbe (1995). Non mancano neppure le premiate: di Annette Messager l’installazione Mes Voeux, costituita da un grappolo di 400 fotografie, di Barbara Kruger la serigrafia Untitled (Not Ugly Enough) (1997).
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