Per il continente asiatico, l’India ha rappresentato per millenni ciò che l’Ellade è stata per il Mediterraneo. Ha esercitato una funzione egemonica e civilizzatrice, lasciando nella storia dell’umanità un’impronta di immense proporzioni. Data la sua vastità territoriale, inoltre, ancora oggi il subcontinente può essere considerato un sorprendente “crogiolo di etnie, lingue, religioni, usi e costumi” (Erberto Lo Bue, curatore).
Organizzata dal CeSAC (Centro Sperimentale per le Arti Contemporanee) su iniziativa dell’Associazione Culturale Marcovaldo, attraverso 8 sezioni la mostra si propone di documentare lo sviluppo plurimillenario dell’arte e della cultura religiosa indiana, dal 3000 a.C. al XIX secolo d.C.
In terracotta e legate al culto della fertilità, le statuette fittili più antiche provengono dal Balucistan (III millennio a.C.). Un gruppo di sculture realizzate tra il II e il V secolo d.C. nel regno del Gandhara comprova il retaggio ellenistico dell’India, che infatti ebbe rapporti diretti con l’Europa fin dall’epoca delle conquiste di Alessandro il Macedone.
Svariate statue in pietra riproducono Siddhartha Gautama (Shakyamuni, Grande bodhisattva), fondatore del buddhismo. Altrettanti rilievi, poi, illustrano gli episodi più significativi della sua agiografia, riconducibili prevalentemente alle dipartite dal palazzo paterno. Fu grazie agli incontri con un vecchio, un mendicante, un cadavere ed un asceta, difatti, che Shakyamuni fu spinto a meditare sulla condizione di sofferenza che opprime l’uomo da sempre, e dunque sulle possibili vie per liberarsene.
Tra le tempere su cotone, si segnala un pezzo del 1300 proveniente dal Tibet e raffigurante Vajradhara (Detentore dello Scettro Adamantino), riconosciuto il Buddha supremo e primordiale.
Molteplici sono inoltre le rappresentazioni di Krishna, appunto un avatara di Vishnu, che raggiunse una popolarità tale da essere considerato una vera e propria manifestazione divina.
Di particolare interesse, infine, una serie di reperti risalenti al XII secolo d.C.: una raffigurazione in pietra di Shiva irato (soprannominato Bhairava, Terribile) cinto da una ghirlanda di teste mozze; una pseudo-nicchia effigiante Ganesha, Signore dei Gana; un busto di Tara, dea buddhista avente la funzione di proteggere i fedeli da serpenti, leoni, elefanti, incendi, naufragi, prigioni, banditi e demoni.
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sonia gallesio
mostra visitata il 7 settembre 2003
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