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fino al 22.IV.2003 | Katrìn Sigurdardòttir | Torino, Galleria Maze

di - 15 Aprile 2003

Isole e paesaggi nordici per installazioni che creano una realtà mediata dalle memorie dell’artista. Strutture sensibili alla temperatura di un universo che prende la propria misura da un tempo psichico che ne sfuma la visione creando contorni nuovi.
La scuola elementare che frequentava da bambina Katrìn Sigurdardòttir è ora intitolata Impass, Isak Primary school, Reykiavik. Muri di compensato altissimi si contrappongono alla piccola scala e dalle piccolissime finestre dell’edificio, che paiono schiacciati sotto la sproporzione dei muri. I classici materiali per miniature e plastici, grazie alla loro neutralità, permettono a queste installazioni, prive di particolari o dettagli precisi, di essere resoconto di un vissuto che non può essere mai restituito intatto, forse più intenso del dato reale dal quale è attinto. Le installazioni di Sigurdardòttir, apparentemente fredde ed impenetrabili, sono costruite con lo stile dei plastici anche se l’intenzione non è certo quella di mantenere in scala un micromondo uguale per proporzioni a quello reale, ma quella di analizzare come memoria e distanza mutano la nostra percezione degli spazi e dell’architettura circostante. Le isole Senza Titolo impilate su di una struttura leggera contrastano con l’apparente pesantezza di queste porzioni di terra emersa, che riconducono alla volontà dell’artista di affermare, attraverso un preciso modello di paesaggio, anche la propria identità. I ricordi diventano immagini e in ultimo si concretizzano in perimetri del proprio vissuto, luoghi visti solo di passaggio o intimamente legati alla propria infanzia ed adolescenza.
Il rapporto tra memoria ed immaginazione si manifesta nell’impianto architettonico di Island, in questo caso la struttura si sottrae ad un luogo connotato, riconoscibile, e mischia pareti alte pochi centimetri, che all’interno rivelano piccole luci e griglie di ventilazione, con il profilo di un’isola non lontana dall’Islanda. Il risultato è la percezione di un ambiente angosciante ed isolato dal resto. La finzione e il mancato rispetto di misure e proporzioni riconduce alla pratica di applicare un’altra logica ad un luogo già interiorizzato attraverso la memoria, attraverso nuove modalità di rappresentazione. Un lavoro destabilizzante all’origine, proprio per lo stretto legame e dipendenza tra la realtà vissuta e a quella ricordata, reinterpretata ed analizzata attraverso il proprio personale rapporto con il tempo e lo spazio.
L’interesse di Katrìn Sigurdardòttir, ultimamente, si è allontanato dall’impeto che caratterizzava i primi lavori, per rivolgersi ad una maggiore oggettualità, caratterizzata da aspetti sempre più discordanti e passibili di molteplici letture.

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Katrìn Sigurdardòttir
Maze Art Gallery
Via Mazzini, 40
martedi – sabato 14.30 / 19.00
+390118154151-fax+390118150448
www.galleriamaze.it


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