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fino al 22.XII.2007 | Ezra Johnson | Torino, Galleria Glance

di - 27 Novembre 2007
L’artista è condannato, come un uomo perso, come un fantasma, a un’incessante, amorosa ricerca dell’idea di se stesso. Quest’uomo a sé che percepisce per riprodurre e per nuovamente sentire conduce sulla terra un’esistenza parallela. Né creata a immagine di un dio, né a modello di un’umanità. Una folla che spesso, appena lo sfiora, fa di lui una sorta di ombra senza sangue, di sagoma di cartone. L’arte si manifesta così nell’incontro con il proprio di-fronte, col proprio doppio ricostruito, in un continuo scambio di materie. Da questo misurarsi nascono immagini inanimate che solo scindendo, dividendosi per mitosi, acquistano un’anima vegeta. Per diventare vive. Come se l’uomo, o l’artista, a un certo punto, dietro tutto questo movimento, fosse chiamato a essere improvvisamente l’immagine di un’immagine di un’immagine. Ed è proprio questo il motivo che spinge e che svela le atmosfere delle composizioni pittoriche di Ezra Johnson (Wenatchee, Washington, 1975).
Nei suoi dipinti, nei video o anche nei diorama sospesi alle pareti si avverte con chiarezza come l’esperienza artistica derivi da una forte impronta cinematografica. Questa visione sulla realtà riprodotta ritaglia e scontorna ogni scena, inquadrandola come all’interno di un frame.

Senza l’obbligo dell’interruzione, i lavori sono opere aperte che sconfinano, entrando le une nelle altre. Vicini come a sfregarsi, frizionando senza attrito, i dipinti accadono. C’è un’esplosione di carne in un supermercato. Una rapina di quadri che impazza al museo. Una macchina che sbanda e lascia nell’aria la propria scia rossa. C’è qualcuno che parla, una frenata lontana, i fari delle auto che illuminano solo la strada e, intorno, la foresta buia, schiacciata dalla pesante linea blu del cielo.
Per questa personale, nella nuova sede di Glance, sfilano e veloci e lente le storie di Johnson. Racconti persi nell’aria, passaggi di word-of-mouth senza una fine certa, sempre pieni di ogni cosa (prodotti in offerta, carrelli della spesa, depositi di legname e hangar da magazzino). Tanto riempiti da lasciare poco respiro. L’artista utilizza un impianto pittorico folto, compatto e ben riconoscibile, inserendo -per spingere i soggetti verso le linee che centrano il punto di fuga- alcuni ritagli con la tecnica del collage. L’energia negletta, usata per la costruzione dei dettagli formali, non tralascia però di rendere manifesto uno spessore materico congeniale. Congeniale alla suddivisione dei piani, livelli messi in rilievo dalle campiture ben marcate in prossimità delle zone d’ombra.

Le tele, in generale opache, dai colori tersi e dai contorni spesso frastagliati, sembrano un esercizio ben riuscito di ricostruzione architettonica surreale. Un esercizio che Johnson compie ossessivo per arrivare al montaggio dei tre filmati low-fi e dei diorama, usati entrambi come libri tridimensionali. Che non riescono a smettere di raccontare favole per adulti.

ginevra bria
mostra visitata il 21 novembre 2007


dal 10 novembre al 22 dicembre 2007
Ezra Johnson – Lost to begin
a cura di Norma Mangione
Galleria Glance
Via San Massimo 45 (Borgo Nuovo) – 10123 Torino
Orario: da martedì a sabato ore 15.30-19.30
Ingresso libero
Info: tel. +39 3489249217; info@galleriaglance.com; www.galleriaglance.com

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