Curata da Fulvio e Napoleone Ferrari, questa mostra presenta al pubblico la fotografia artistica del grande architetto torinese Carlo Mollino (1905 – 1973), concentrandosi sui lavori da lui realizzati dalla seconda metà degli anni trenta.
La mostra si articola in due sale espositive. La prima stanza riproduce fedelmente l’ambiente di una camera oscura, quasi a voler riportare i visitatori al momento stesso della creazione tecnica delle immagini. Nella seconda sala sono invece esposti alcuni ritratti incorniciati da pesanti drappi
La fotografia in particolare diventa per Mollino un mezzo per trasfigurare la realtà, crearle accanto un mondo poetico caratterizzato da un profondo motivo estetizzante, ma anche e soprattutto narrativo e simbolico delle immagini. Queste sono sempre composizioni dal ritmo quasi musicale, in cui la figura umana diventa protagonista insieme con i suggerimenti e le impressioni che provengono dagli oggetti, dagli ambienti e dagli equilibri intensi di luci ed ombre che ne costituiscono il teatro e la scenografia. Così Mollino realizzava i suoi lavori fotografici, curandone
Come si è detto, la mostra si concentra sul periodo degli anni ’30 e le immagini esposte sono cariche dei sentimenti e delle passioni culturali che animavano l’Europa di allora, riflettendo il milieu culturale dell’epoca, con le sue entusiaste scoperte e novità e le sue tormentate contraddizioni. Soprattutto in questo periodo quella di Mollino fu infatti una ricerca appassionata, che attinse a piene mani alle correnti artistiche e culturali coeve, dal simbolismo al surrealismo, alla metafisica. Ispirandosi ad artisti come de Chirico e Savinio e a pensatori come Benedetto Croce, Mollino creò un personalissimo vocabolario espressivo: che si articola agilmente secondo la logica sottile del suo proprio, vivo ed emozionante mondo poetico.
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Fotografia, Mollino, Polaroid
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maria cristina strati
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