Pochi credono che arte contemporanea e tradizione figurativa possano davvero fondersi e comunicare, per una volta senza entrare in conflitto. In molti lo sperano ma, il percorso è lungo e faticoso. Per questo per lo più ci si limita ad ospitare il contemporaneo in location storiche, ma difficile è proporre il classico –figuriamoci il tardobarocco- come soggetto contemporaneo.
Nell’installazione in mostra da Noero sembra che Pablo Bronstein (Buenos Aires, 1977; vive e lavora a Londra) prenda a cuore questa problematica. Tanto che i cinque disegni a china, che ripropongono cinque urne secondo il gusto decorativo settecentesco, costituiscono una serie che è stata pensata come metafora di un’idea. Sono insomma il fulcro di un concetto, ma non sono i soggetti della mostra.
La sala espositiva stessa è concepita come un luogo metaforico della creatività, contrassegnato da una X realizzata con nastro adesivo di carta che taglia il pavimento. È lo spazio vuoto, come viene segnalato nei progetti architettonici, ma anche la disposizione a diventare contenitore di qualcosa in virtù del vacante. In questo senso vanno intese le cinque cornici bianche, solo appoggiate al muro, che ospitano i disegni a china. Disegni realizzati con rigore da incisore e nel pieno rispetto delle regole prospettiche, il cui significato risiede nell’individuare le problematiche evolutive del contemporaneo ripercorrendo le tendenze culturali di un secolo ricco di contraddizioni, dominato da un grande sentimento estetico ma anche dalle spinte rivoluzionarie che ne sovvertirono i limiti. I soggetti di questa evocazione costituiscono l’ulteriore provocazione al dilemma classico/contemporaneo: egittomania, chinoiserie, archeologia, Impero e Arcadia. Sono i temi del giardino eclettico, proiettati nelle vedute del capriccio.
L’intervento dell’artista sta nell’aver trasceso la peculiarità dell’oggetto decorativo che viene trasposto in grande scala, tradotto in imponenti strutture architettoniche dalla decorazione ridondante, che svettano sui paesaggi campestri. L’ingrediente surreale che condiziona queste composizioni rappresenta forse l’elemento di astrazione fondamentale a sottolineare il messaggio a-temporale insito nell’essenza creativa. Come a sostenere la possibilità dell’arte di essere ogni giorno nuova senza dimenticare ciò che l’ha preceduta.
elena ientile
mostra visitata il 22 maggio 2007
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