Un Pierluigi Calignano (Gallipoli, 1971. Vive a Milano) piuttosto inedito e recente. Disegni a penna e lavori a smalto su carta, tre “installazioni”, due lavori su moduli di cartoncino fustellato costituiscono il volto della mostra torinese, dopo le presenze di Calignano soprattutto in Lombardia, fra l’altro con una personale da Antonio Colombo e la partecipazione al progetto di arte pubblica “Z.A.T. – Zone Artistiche Temporanee” a Gallarate.
I due Progetto per scultura rimandano all’attività per cui l’artista residente a Milano è più noto. Si tratta di articolazioni monocromatiche dello spazio, messe in atto da un’apposizione puntinista dello smalto su grandi fogli di carta ruvida. Un trattamento geometrico che nella sua complessità pare caotico. In questo senso, stridente con il resto delle opere presentate. A partire dai 17 disegni a biro della serie Bestie (costituita in totale da un centinaio di opere), in cui le forme da colorare per bambini, riportate sul foglio in maniera speculare, ricordano –con un medley felice- la compenetrazione fra una semplificazione di Escher e l’ossessività delle vasche da bagno di Jan Fabre.
Un approccio ingegneristico emerge nei due Studio prospettico, strutture avveniristiche e incompiute realizzate a matita, poi parzialmente ripassata con la penna a sfera, utilizzando come supporto imballaggi in cartone de-composti. Infine, le due installazioni: da un lato 15 psichedelici guardano il muro è composta da altrettanti faretti modulari schermati in maniera tale da proiettare sulla ravvicinata parete luci multicolore; dall’altro Per alimenti, con la consueta ironia dell’artista, descrive sul muro l’orbita di un pianeta, utilizzando sottobicchieri in carta dalle decorazioni multicromatiche, spillati in maniera concentrica.
Nel percorso costruito con questi lavori, tutti datati 2004, è in gioco lo scarto fra un certo sarcastico rigore esecutivo-formale e l’uso di mezzi tecnici volutamente “inadatti” e approssimativi, come emerge anche dal graffito mandalico 3/3/5/5.
È quell’attitudine “progettuale” e quella “poetica del bricolage” che non manca di notare nel catalogo Marco Senaldi. In questo senso, l’intellettuale piacentino sottolinea come Calignano si distingua in tal modo dal realismo, dall’iperrealismo e dal surrealismo, tanto da poter essere s-definito “iporealista”. Un termine che probabilmente sentiremo ancora, sperando che non tradisca il suo significato cristallizzandosi, ma prosegua imperterrito la sua parabola. Sempre e inevitabilmente instabile, sospeso fra langue e parole. Come l’orbita di un pianeta cartaceo.
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marco enrico giacomelli
mostra visitata il 22 settembre 2004
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Caro Pierluigi, sono una fan del tuo lavoro!
Appena mi sarà possibile visiterò la mostra a Torino.
ciao da un'artista di Milano.
Bisogna anche dire che l'aria milanese lo rende sempre più distillato e minimalista, dal sapore ikea, preferivo la genuinità degli esordi. Calignano forza!