Sono stati moltissimi gli artisti che nel corso del tempo si sono recati in paesi remoti, per abbracciare e ricevere stimoli da altre culture ed espressioni artistiche, nel tentativo di decontaminarsi da quella occidentale, percepita spesso come ingombrante e limitativa.
In questa scia si colloca il lavoro di Frascà, da sempre attratto dall’arte nelle sue forme più svariate ma che a partire da un viaggio in Australia, quasi a realizzazione di un vecchio sogno, comincia a definire, a dare una connotazione più precisa alla sua espressione pittorica. Così le sue immagini dai toni cromatici tenui e misurati, hanno le sembianze di strani animali mitologici, capaci di evocare ricordi ancestrali, al pari dei geroglifici degli antichi egizi o dei graffiti preistorici. Sono grandi teste d’uccello con lunghi becchi, ad esempio, sovrapposte e ripetute in continuazione, dal corpo di serpente fornito di strane protuberanze, simili a seni di donna. Anche la realizzazione tecnica, nella sua parte squisitamente pittorica, ha qualcosa di primitivo, perfettamente in linea con la parte concettuale dell’opera. L’artista, infatti, non stende il colore a pennellate o a spatola ma usa dei bastoncini cilindrici, intingendoli nei vari pigmenti e lasciando sulla tela o, più spesso sul supporto di legno o truciolato, centinaia di tondini colorati che, affiancati uno all’altro, vanno a formare l’immagine finale. In alcune opere Frascà usa il gesso per evidenziare e dare spessore, ottenendo un effetto appena accennato, di tridimensionalità.
In una serata, quella dell’inaugurazione, tutta dedicata alla cultura aborigena, il pubblico ha potuto assistere anche alla performance di Papi Moreno, che del Didjeridu, lo strumento a fiato tipico di quelle popolazioni e della ricerca sui suoni armonici, ha fatto uno stile di vita.
In questo piccolo ristorante situato in zona San Paolo, in cui vengono adoperate le pareti della saletta interna come spazio espositivo, il binomio arti visive/musica si alterna spesso a quello di arti visive/poesia o performance teatrale, in una forma propositiva che, malgrado sia stata ampiamente sperimentata nel tempo, mantiene intatte le sue caratteristiche d’interesse e fascino sia per il fruitore che per gli artisti.
Bruno Panebarco
Mostra visitata l’8.6.2001
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davvero molto bello; in particolare la prima riproduzione, in alto a sinistra. Chissà che tipo di musica è quella dello strumento a fiato di cui parli...
Tecnica originale, colori delicati, figure da sogno, sembra di vivere in un mondo fantastico, così come forse lo vedono gli aborigeni che hanno ispirato la pittura di Charlie Frascà. Complimenti Charlie