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Fino al 26.V.2002 | De Nittis e la pittura della vita moderna in Europa | Torino, GAM

di - 5 Marzo 2002

La collezione De Nittis (e non solo) è una collezione dal respiro classico. L’allestimento elegante e raffinato dà risalto alle discrete immagini.
Dipinti che narrano vicende, storie di signori dell’ottocento, storie di carrozze e di dame che si muovono su strade affollate e deserte, bagnate e tristi. Il lavoro dell’uomo, il riposo delle fanciulle in fiore. Un tocco, più tocchi delicati che accompagnano il visitatore in un viaggio che copre parte dell’arte dell’ottocento. Un viaggio nel tempo avviato dalla GAM da un paio d’anni, con mostre antologiche consacrate a Giuseppe Pellizza da Volpedo e Angelo Morbelli e che oggi, prosegue con Giuseppe De Nittis e i pittori della vita moderna.
Due sono gli scenari presenti in mostra: la ricostruzione dell’identità del lavoro pittorico di De Nittis in accordo con l’opera d’altri protagonisti della scoperta ottocentesca della visione della modernità all’estero.
De Nittis fu uno dei pochi italiani all’estero, protagonista della scena parigina del XIX secolo e ad egli si affiancarono autori quali Munch, Degas, Guilleumin, Caillebotte, anch’essi qui a Torino.
Artisti, al servizio della dea Modernità e di Parigi solo paese al mondo dove si comprende l’arte. Parigi, la signora d’Europa, che affascina e si lascia amare, vivere, dipingere in ogni sua forma, visione.
A De Nittis, s’arriva dopo. Prima si assapora l’epoca e l’arte di altri. Storie di dame in primavera Sulle rive della Senna di Carlo Pittara, la serena figura di donna in Luna di Miele di Federico Zandomeneghi che si fece catturare dalla piacevole consuetudine di cogliere i suoi soggetti nell’intimità del quotidiano. E poi, ancora, il leggero e soave Ponte di Londra di Jan Toorop, il penetrante sguardo fotografico di Jules Adler in Jeune fille marchande de fleurs, l’ironico sguardo del gentlemen di Jean Doéraud in Sul boulevard.
Le figure di De Nittis sono avvolte in un sogno, filtrate dall’emozione del momento: Effetto neve dove il contrasto tra il bianco della natura e il nero degli abiti della dama e degli uccelli donno al dipinto un’insolita aria malinconica resa tenue dal vermiglio della labbra della donna e da alcuni sprazzi di luce gialla; solari e serene le Ore tranquille; splendida e vanitosa la Signora con ventaglio, Gabrielle; oscura e tenebrosa La gare de l’ouest.
Opere suggestive, legate le une alle altre dalla necessità, tipica dell’epoca, di non rappresentare nulla a caso, per cui il modello non ci appare mai nella vita reale,(…), ma intorno e dietro a lui ci sono mobili, camini, tappezzerie,(…). Egli sarà seduto davanti al pianoforte, o attenderà dietro le quinte il momento di entrare in scena. (…) Il riposo non sarà mai una pausa, né una posa senza scopo, (…) ma sarà inserito nella vita come le sue azioni.

Federica De Maria
mostra visitata il 28 febbraio 2002

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Fino al 26 maggio 2002, GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino
Via Magenta 31- 10128 Torino
Orario: 9-19 tutti i giorni, chiuso lunedì.
Ingresso: intero Lire 10.000; ridotto Lire 5.000
Viste guidate, gruppi e scuole: 011 4429546-47
Informazioni al pubblico: 011 5529597 – 011 4429518
Sito Internet: www.gam.intesa.it
E-Mail: gam@comune.torino.it


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  • De Nittis é l'unico impressionista di rilievo che l'Italia abbia prodotto (a meno che non si voglia considerare di rilievo Luigi Chialiva o il post-impressionismo di Michele Cascella). Sono d'accordo con l'articolista sulla continuità temporale delle mostre della GAM (siamo indubbiamente nell'ottocento) anche parlando dei divisionisti.Ma ,tematicamente, fra loro,questa è la mia opinione,c'era la stessa divergenza che negli anni '50 divideva Dorazio da Guttuso.De Nittis dipingeva dame e gentiluomini,paesaggi romantici e sfumati di primavere francesi e passeggiate in tenuta da campagna.Pellizza Da Volpedo invece i contadini e gli operai in marcia,Morbelli i poveri del Pio Albergo Trivulzio (più famoso in Italia per il "mariuolo" che per altro,purtroppo!)e la malattia e addirittura il suicidio,Segantini il lavoro dei campi e la sofferenza del corpo e dell'animo.
    E senza quest'ultimo (Segantini intendo),scusatemi l'iperbole cercata e voluta, non c'è ottocento italiano .
    Gradirei conoscere l'opinione di Biz,che non leggo da tempo su questa rivista,non so perchè,sull'argomento. Saluti

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