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fino al 26.XI.2005 | Nils-Udo | Torino, Photo&Contemporary

di - 6 Ottobre 2005

“Una contraddizione sottende il mio lavoro […]. Per realizzare ciò che è possibile e latente in Natura, si deve realizzare letteralmente ciò che non è mai esistito”. La frase dell’artista bavarese, che dal 1972 partecipa all’eterogeneo movimento dell’Art in Nature (artisti sparsi nel mondo che “assumono l’ambiente naturale per innovare le opposizioni convenzionali tra cultura e natura, tra visione soggettiva e paesaggio oggettivo”, come li definisce Vittorio Fagone) può apparire sibillina, ma prende in considerazione la questione dell’utopia. Il mondo che non c’è, un’ipotesi di esistenza che si realizza, in qualche modo e fuggevolmente, soltanto nel racconto; soltanto nella forma narrata che assumono le parole coniate in un mondo, e per un mondo, che esiste realmente. Forse bisogna partire da qui, per non affrettare le conclusioni circa un artista che lavora tra la fotografia e la natura, ma che rischia perpetuamente di essere assimilato ad un artista naturalista.
Nils-Udo è innanzitutto un uomo che “abita” la natura: non un escursionista casuale, come i paesaggisti di sempre, e neppure un architetto della natura come i suoi più vicini colleghi della Land Art. La sua visione è, come dice il curatore e gallerista Valerio Tazzetti, “più romantica ed ecologista”, come si vede nelle fotografie e nei dipinti esposti in questa mostra. Un grande nido, costruito con tronchi d’albero, apre il percorso espositivo, che ci porta nel deserto dove una pista di fiori si erge sulla cresta di una duna sabbiosa e assolata: isolata come una poesia di Eugenio Montale. E’ una visione ermetica, che può dischiudersi alla rappresentazione solo adottando una violenza interpretativa. Le immagini create da Nils-Udo, le più belle, restano evidenti e silenziose.

Come l’arte più alta. Se in alcune “operazioni” (alcuni inviti a fare del paesaggio il pretesto per una immagine, come nelle palle di torba irlandesi qui esposte), si scorge qualcosa di meccanico, in molte altre fotografie la natura pare assumere un linguaggio altro da quello che siamo abituati a percepire. E’ il linguaggio delle radici di un albero, divenute archeologicamente visibili, di una cascata di bacche fra i tronchi divergenti di una stessa pianta, di delicati fiori in ambienti austeri.
Ritrarre la natura è da sempre compito dell’arte di genere. Assemblarla, come fa Nils-Udo, secondo codici personali, visioni che portano a coniugare piante di un habitat specifico con nuovi contesti del tutto estranei (tecnica dello spesamento), significa operare nella natura come agente impollinatore, come vettore di inediti connubi e germinazioni celibi, che lasciano dietro di sé il “nulla” da cui provengono: l’idea semplice, l’immediata sensazione, il simbolismo personale. Impressione zen del tutto-Natura nella quale Nils-Udo vive e opera, elemento naturale anch’egli, che tenta di ingravidare la terra di composizioni floreali, frutti, bacche, rami e foglie che assumono spesso l’aura di decori lievi, di ipotesi liriche per una natura non diversa ma ri-scoperta come mondo capace di produrre, con l’aiuto dell’artista, la propria utopia. Un a-luogo che esiste soltanto nelle parole che lo raccontano. Soltanto nelle installazioni-fotografie che poeticamente lo hanno abitato.
Nils-Udo è nato a Lauf, Germania, nel 1937, ed è cresciuto fra i boschi della Franconia e del Tirolo. Vive tra Parigi e la Germania. Suoi lavori sono apparsi in Europa, Giappone, Israele, India e Messico. In Italia, nel 2000, la GAM di Bergamo gli ha dedicato un’ampia mostra antologica. La forma che meglio lo rappresenta è il nido: il primo lo costruì nel 1978. Nel 1996, per un video di Peter Gabriel, vi ha steso dentro un bambino nudo in posizione fetale. L’immagine, oggi, compare in una recente campagna pubblicitaria della Toyota.

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Nils-Udo – Fotografie e Dipinti 2000-2005.
A cura di Valerio Tazzetti
Photo & Contemporary – Via dei Mille, 36 – 10123 Torino
Dal 22 Settembre al 26 Novembre 2005
Orari: Martedì / Sabato ore 15.30 – 19.30


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