Seleucia al Tigri. Gandhara. Forse non è immediato riuscire a collocare questi nomi su una carta geografica, ma è facile associarli all’idea di antiche culture impreziosite da un tocco di mistero, al profumo delle spezie trasportate da lunghe carovane, alla celeberrima Via della Seta. In mostra una grande cartina consente di individuarle con facilità, la magia svanisce immediatamente: i resti di Seleucia al Tigri si trovano ad una trentina di km da Baghdad, il Gandhara corrisponde alla piana di Peshawar in Pakistan. I pensieri corrono in tutt’altra direzione.
In qualche modo anche la storia che l’esposizione racconta parte da una guerra, dalle conquiste -immense quanto effimere- di Alessandro Magno. Il progetto politico ebbe vita breve ma gli effetti dell’incontro tra la cultura ellenistica portata in Oriente dai macedoni e le culture orientali furono di grande rilievo.
L’esposizione illustra la penetrazione dell’arte ellenistica tra Seleucia e il Gandhara considerati rispettivamente il punto di partenza e il confine orientale delle conquiste di Alessandro in Asia. La scelta dei luoghi non è casuale. Dagli anni Sessanta l’Università di Torino ed altri Istituti sono impegnati in ricerche archeologiche in queste aree; la mostra è anche un’occasione per far conoscere al pubblico i risultati degli scavi.
Un territorio immenso che né Alessandro né i suoi successori riuscirono a mantenere unito. Il fallimento politico non impedì la diffusione capillare della cultura figurativa ellenistica che contaminò le culture locali con il naturalismo e l’interesse per ogni aspetto della vita quotidiana che le erano caratteristici.
Il percorso espositivo si articola in due sezioni principali: Mesopotamia e Iran e Gandhara. Più consueti i reperti della prima sezione -monete, figure di terracotta, recipienti in ceramica- singolari e affascinanti quelli del Gandhara, che provengono da luoghi di culto buddhisti. Tra gli oggetti più interessanti della prima parte la terracotta Ratto di Europa: la donna siede elegante con le gambe accavallate e sorregge con una mano il velo che la avvolge. Pienamente ellenistico il Busto di Afrodite ritrovato a Dura-Europos “uno dei principali esempi di scultura ellenistica dell’Oriente grecizzato”. Figura femminile panneggiata, rinvenuta a Babilonia, attrae per i delicati lineamenti del volto e la raffinata esecuzione della veste. Ci sono anche testimonianze contrarie, immagini che si sottraggono all’influenza naturalistica dell’ellenismo: la figura di Orante del Metropolitan di New York è statica e frontale ha lineamenti e capigliatura definiti in modo schematico.
Più complessa la penetrazione dell’ellenismo nel Gandhara. Dall’incontro con l’arte
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