Il bisogno di apprendere e la personale esperienza emotiva e creativa di Sabrina Mezzaqui (1964, Bologna; vive a Marzabotto) consentono di accostare Omero a Patrick McGrath, così come i Veda ai Detti di Confucio. Intesa come percorso conoscitivo e di maturazione, infatti, la lettura è per l’artista una pratica irrinunciabile, una fonte inesauribile di conoscenza.
Costituita perlopiù da opere inedite e realizzate appositamente, la mostra si apre con la proiezione 2004-2006, ricavata dal susseguirsi di singole fotografie scattate mensilmente al medesimo paesaggio, per tre anni consecutivi, mantenendo costanti le coordinate di ripresa. Il risultato è un racconto per immagini cadenzato, variabile seppur rispecchiante un senso di continuità, in cui –con le piene e spontanee manifestazioni della natura– mutano le luci, i riflessi, le atmosfere. La concatenazione degli eventi ed il fluire sistematico del tempo, del resto, sono elementi fondanti gran parte della produzione della Mezzaqui, che si tratti di video o installazioni.
L’esposizione torinese è titolata dall’incipit di un passo tratto dal Quoelet, libro sapienzale del Vecchio Testamento, che viene poi ricostruito utilizzando ritagli di parole tratte dai maggiori testi sacri, da Il libro tibetano dei morti al Corano. Antichità e tradizione permeano anche Le mille e una notte (2004), composta da 1001 piccoli fusi fatti con strisce di carta proveniente dalle pagine dell’omonimo testo in edizione araba, e Boa Arcobaleno (2006), una creatura ancestrale dall’anima di gommapiuma e le squame di perline che –gravida di simbologie– serpeggia sul pavimento.
Un silente ed austero spazio di meditazione è creato tra due grandi mandala dirimpettai, vagamente ricordanti dei centrotavola traforati. Quest’opera può essere considerata un’evoluzione di alcuni lavori precedenti e più nello specifico di Senso dell’ordine del 2002, che si serviva dei contrasti del chiaroscuro anziché dei vuoti generati da ritagli ed incisioni. Attraverso continui e variegati rimandi alle sue letture più significative, Mezzaqui rende omaggio all’importante tradizione culturale ed editoriale del capoluogo piemontese, riprendendo al contempo il tema dell’inanellarsi delle fasi temporali e dell’incedere del pensiero e della vita. In Collana 33 libri si rincorrono su una lunga mensola, e non a caso si tratta di un numero pregno di significati, “ intrecciato, lungo i secoli, nei nodi delle corde da preghiera, i Kombokini dei pellegrini ortodossi, e nei semi del tasbih islamico, che per tre volte il fedele snocciola nel pronunciare i 99 Bei Nomi di Dio” (Elena Volpato, settembre 2006).
Collana rimarrà aggiornabile ed integrabile, ben oltre questo evento, a sottolineare l’importanza dell’inconcluso quale potenziale occasione di sviluppo e cambiamento.
articoli correlati
Sabrina Mezzaqui: la scrittura come immersione nell’esistenza
sonia gallesio
mostra visitata il 12 dicembre 2006
Fino al 14 aprile, in occasione di Vinitaly 2026, un’esperienza immersiva nel nuovissimo spazio del “Monastero” di Palazzo Maffei a…
C'è aria di primavera a New York e la città si riempie di cultura: dieci appuntamenti a tema fotografia tutti…
La start up Institution School presenta due nuovi corsi formativi online, incentrati sulla teoria e sulla pratica dell’arte contemporanea: tra…
Con "Open Field", l’oggetto sportivo per eccellenza perde le sue sovrastrutture agonistiche per farsi pura traccia visiva. Un progetto di…
PaviArt torna per la tredicesima edizione negli spazi del Palazzo delle Esposizioni di Pavia: 70 gallerie italiane e internazionali, un’area…
Alla scoperta degli appuntamenti da non perdere a margine della terza edizione di EXPOSED Torino Photo Festival: tra Centro e…
Visualizza commenti
è tutto un fuma-fuma...
che ideona le foto dallo stesso punto per anni