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fino al 28.III.2008 | Pierre Yves Le Duc | Torino, 41 artecontemporanea

di - 31 Gennaio 2008
Il movimento è l’umore, la temperatura stilistica delle figure astratte in mostra alla galleria 41 artecontemporanea. Una traccia morbida a volte emerge in positivo e a volte si sfodera, bianco su nero, in negativo. Una sagoma adorna che permane lungo le pareti senza stare, come un calco ciclico e indelebile. Come qualcosa che sta al di là, fuori da ogni altra definizione, ogni altro etimo che non sia quella di Corpo.
Le forme dipinte da Pierre Yves Le Duc (Ugine, 1964; vive a Napoli) sono un gesto, una presenza assunta senza casualità, installate dentro uno spazio ben preciso. Il formato che l’artista solitamente utilizza è il 100×150. Un raffinato, plasmabile contenitore che modifica il proprio contenuto. Come un recinto all’interno del quale impazzare, con avvolgente compostezza. Un pacificatore di flussi nel delicato marasma di un organismo perfettamente omeostatico. I dipinti in bianco e nero che invadono, anzi, inondano la galleria sono una carica lenta che esplode senza trovare un vero termine, stabilito per convenzione dal perimetro, alla fine rettangolare del supporto. Lo spesso foglio di carta accompagna le macchie rotanti sulla superficie e a volte sdoppia il proprio motivo, trasferendolo sul componente del trittico posto di fianco. In questo modus operandi emerge la ricchezza instabile del tratto di Le Duc.

I lavori affidano una propria intuibile estensione compositiva alla continuità invisibile dei contorni. Sfuggendo a una dimensione autonoma. In fondo, ogni forma è cercata, accennata e infine rappresa sulla superficie della cellulosa, arrivando a volte appena al di là del pensiero. Ecco dunque Soap opera. Se si dovessero fare le opportune presentazioni, quelle che riguardano anche gli antecedenti e le idee, quei concetti che hanno portato alla realizzazione di questo progetto, sarebbe bello poter svelare un segreto. Poter far capire da dove nasce il titolo di questa mostra e dove era già stata vista prima, in nuce. Prima che una mano la dipingesse così com’è ora. Davanti a chi guarda e che comunque non la svela. Basta semplicemente chiedersi quanto tempo, quel che vedrete, ci avrebbe messo a sparire se non avesse preso luogo nell’immagine. Nella forma dei dipinti a china.
Allora, seguendo un groviglio ordinato, un movimento presunto, arriverete a intuire la circolarità tremula che trascina lo sfondo dell’opera non come semplice attesa di qualcosa, di un punto di fuga per esempio, ma come se fosse la preparazione di un rito. Un oracolo che pervenga, senza mai rivelarla del tutto, alla struttura ondulatoria ripetuta, alla forza stessa della figura, quell’impalcatura flessibile che il corpo rappresenta. Se sarete buoni osservatori non potrete fare a meno di scorgere qualcosa di più.

Un’ombra che si fa gioco della propria simulazione. Una serie di ondate che compiono come unico sforzo quello di appoggiarsi su se stesse. Per diventare significanti con senso compiuto. Non semplici unità che si ripetono astratte, ma parti di un intero che, anche se mai chiaro, si schiude sempre. Alla ricerca di un’estensione formale.

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mostra visitata il 18 gennaio 2008


dal 18 gennaio al 28 marzo 2008
Pierre Yves Le Duc – Soap opera
41 artecontemporanea
Via Mazzini, 41 (Borgo Nuovo) – 10123 Torino
Orario: da martedì a sabato ore 15-19. Mattino e lunedì su appuntamento
Ingresso libero
Info: tel./fax +39 0118129544; info@41artecontemporanea.com; www.41artecontemporanea.com


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