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Fino al 28.IV.2015 | Isa Melsheimer, Examination of the origins | Quartz Studio, Torino

di - 23 Aprile 2015
Fino al 28 aprile lo spazio-vetrina di Quartz Studio ospita “Examination of the origins”, personale dell’artista tedesca Isa Melsheimer. La crescente prossimità del mercato e delle istituzioni artistiche coesistono nel panorama attuale e s’influenzano vicendevolmente. Come ci racconta Francesca Referza, lo spazio no-profit nasce nel 2014 dalla precisa volontà di creare un collegamento tra il momento della produzione dell’opera e le dinamiche del mercato dell’arte cercando di rimanere al di fuori delle strategie speculative, partendo invece da un punto di vista molto particolare: quello del collezionista come moderno mecenate. Tutto ha inizio da un invito rivolto agli artisti che sono chiamati a realizzare un’opera site specific sviluppata in risposta a contesti di riferimento specifici, tenendo conto non solo delle caratteristiche dello spazio espositivo (che si trasforma in un vero e proprio studio durante la fase di progettazione e realizzazione), ma più in generale delle potenzialità e delle contraddizioni della città. La richiesta iniziale dei committenti e le loro attese costituiscono il carattere fondante del progetto.
Per l’occasione Isa Melsheimer ha realizzato un’installazione che crea continuità dal pavimento al soffitto dello spazio in cui gli elementi architettonici di Quartz sono accostati alle forme semplificate ispirate da alcuni edifici torinesi come quelli progettati da Enzo Venturelli, Carlo Mollino, Luigi Nervi, Gabetti e Isola o i complessi abitativi del quartiere Falchera. Isa Melsheimer osserva acutamente ogni luogo in cui le viene chiesto di esporre per estrarne un altro significato, «trovo che l’aspetto di queste costruzioni sia particolare, molto “moderno”. Sono edifici molto diversi tra loro per via delle differenti origini e fonti d’ispirazione che vanno dal Futurismo al Novecento, dal Razionalismo alla Scuola Romana e, dal ’45 in poi, all’Architettura Organica, al Neorealismo e al Brutalismo» confessa. La narrazione per immagini di questa vivace stagione dell’architettura torinese è ricamata dall’artista sulla stoffa di una tenda che dal soffitto scende fino a terra, una sorta di Velo di Maya che divide idealmente lo spazio espositivo.

Isa Melsheimer sviluppa una linea di pensiero analitica e sperimentale attorno allo spazio da vivere come identificato dall’architettura modernista, vuole che lo spettatore sia consapevole del fatto che l’architettura è sempre rappresentativa d’idee o soggetti che permeano la società. L’arte, e in questo caso l’architettura, non fa che chiarire ciò che è già presente non solo attraverso il senso di armonia o l’idea di bellezza, fa emergere immaginari legati a un luogo e ne suscita di nuovi, “integra” la sua storia in quella ufficiale per la produzione di un nuovo significato.
Il punto di partenza è individuato nelle tipiche piastrelle in cemento, da cui si sviluppa la tenda che inizia ricalcandone la forma esagonale, come oggetti che crescono dal pavimento, secondo uno sviluppo quasi organico e poi diventano un unico flusso che sale. Questa è la connessione tra lo spazio e l’architettura, proprio per dire che tutto, in un certo senso, ha un punto d’inizio, e che questo punto è flessibile, non è fissato, statico. Poggiate a terra qua e là sorgono le sculture in cemento e ceramica, costruzioni semplici, lineari, solide, in contrasto con la fluidità del tessuto ricamato. Nella storia l’edificazione è generalmente stata appannaggio degli uomini, mentre all’universo femminile è associata l’elaborazione di motivi decorativi, apparentemente semplici, azioni ripetitive che hanno caratterizzato anche le faccende domestiche quotidiane, e che in ultima analisi, non escono da questo mondo interiore; dopo la pubblicazione del saggio Ornamento e delitto di Adolf Loos nel 1908, l’ornamentazione, ritenuta puerile e assolutamente evitabile, è in gran parte scomparsa a favore della forma-funzione dall’architettura. Isa Melsheimer nel suo lavoro è spesso attratta dal mondo maschile rappresentato dall’utilizzo di materiali grezzi e resistenti come acciaio, cemento, pietra, vetro e ambivalentemente dalla gestualità e dalla delicatezza del ricamo. Con le sue opere evoca l’educazione femminile tradizionale rimescolando le classiche distinzioni tra attività maschili e femminili, contrappone il chiuso delle mura domestiche al grande palcoscenico dell’arte, il razionale all’informale, l’artigianalità all’artisticità.
Marianna Orlotti
Dal 28 febbraio al 28 aprile 2015
Isa Melsheimer. Examination of the origins
Quartz Studio
via Giulia di Barolo 18/D
10124 Torino
Orari: su appuntamento
Info: tel. +39 338 4290085; www.quartzstudio.net

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