Da cinquant’anni a questa parte il Sacro Monte di Varallo è al centro di continui studi e ricerche. Queste ricerche si concentrano però, per la maggior parte, sulle vicende cinquecentesche e seicentesche del percorso. La piccola esposizione di Vercelli si propone di tracciare invece un itinerario artistico ideale che, dipanandosi nel territorio vercellese a partire dalla seconda metà del Quattrocento, cerchi di indagare meglio quali siano le radici culturali e quali le influenze artistiche che conducono alla realizzazione del Sacro Monte.
Il nucleo di opere raccolte, per la maggior parte facenti parte delle collezioni del museo Borgogna, testimonia una notevole diffusione di modelli iconografici legati al tema della Passione di Cristo nel vercellese e nel novarese, grazie alla predicazione di San Bernardino da Siena, all’attività delle confraternite e dei Francescani osservanti, molto attivi sul territorio. Ad aprire le danze è proprio una delle prime raffigurazioni note di S. Bernardino (1447), non ancora canonizzato, in un affresco proveniente dalla chiesa di S. Francesco di Vercelli. Sono esposti poi, restaurati per l’occasione, la Crocifissione (1450 circa), già a Gattinara e l’intero ciclo della Passione, proveniente da Sostegno, entrambi attribuiti al cosiddetto Pittore della Passione, che prende il nome proprio da quest’ultimo ciclo e che negli anni successivi alla metà del secolo “in un territorio della campagna prealpina vercellese e novarese…si presenta come il principale interprete di esigenze espressive e religiose locali che sembrano ricercare una autonoma identità , distinta dai più aulici e aggiornati episodi figurativi che toccano i
Accanto a quella dei cicli narrativi, corre nel corso del Quattrocento la fortuna iconografica della Pietà , che assieme alla Crocifissione rappresenta il soggetto più altamente rappresentativo fra quelli connessi al tema della Passione. Una particolare attenzione merita il meraviglioso gruppo scultoreo del Compianto di Quarona, presentato con una nuova collocazione delle statue, verosimilmente più vicina alla disposizione originaria. Il problema della datazione di questo gruppo è cruciale anche per le vicende del Sacro Monte. Intorno all’iconografia della Pietà sono poi raccolte alcune opere di particolare qualità storico-artistica: il Compianto di Martino Spanzotti, come filato in una materia umbratile e lattiginosa, esposto al pubblico per la prima volta dal 1939; una tavola di pittore provenzale, probabilmente proveniente da Casale, e una Pietà lignea di autore della Francia meridionale, proveniente da Cascine Strà , a documentare l’importanza degli influssi oltrealpini nel Piemonte del Quattrocento. Infine la stupenda Deposizione (1502-1503), quasi un monocromo, di Gaudenzio Ferrari, ricca di suggestioni centroitaliane. E’ ormai vicino il momento in cui, proprio Gaudenzio, darà inizio alla fase più importante dei lavori al “gran teatro montano”, ove questi temi troveranno la loro massima espressione.
stefano bruzzese
mostra visitata il 20 febbraio 2006
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