“
Le persone silenziose sono una benedizione, custodiscono la loro essenza fatta di luce e fango”. Con questa frase, estratta da un’intervista a una persona di cui non viene rivelato il nome,
Debora Fede (Maratea, Potenza, 1979; vive a Rossano Scalo, Cosenza) accoglie il visitatore alla bipersonale in cui divide lo spazio della Galleria Alberto Peola con Alessandro Sciaraffa. La giovane artista lucana ha scritto a carboncino queste parole sul muro di fronte all’ingresso della galleria. È una scrittura al contrario, si raddrizzerebbe solo se riflessa in uno specchio. Le lettere sono volutamente disegnate in maniera leonardesca per non essere colte facilmente, ma scoperte poco a poco.
La frase sul muro introduce l’installazione
Fragile. Fede disegna un cubo i cui lati sono formati da quei vecchi armadietti che una volta si potevano trovare in uffici e fabbriche. “Custodi di essenza”, come dice la citazione iniziale. Alcune ante sono aperte, altre socchiuse, tutte però ne lasciano scoprire il ventre pieno di tracce. Evocano il tempo in cui avevano un proprietario che la mattina vi riponeva pezzi di vita privata e la sera vi poggiava i resti della giornata di lavoro. L’artista ha ricreato la personalizzazione che si era persa dopo l’abbandono: fotografie di famiglia, gagliardetti della squadra del cuore, cartoline, lettere, piccoli oggetti. Si dice personalizzare proprio perché l’oggetto assorbe, anche se solo in superficie, un po’ della personalità del proprietario.
Nello spazio si diffondono dei fischi. La colonna sonora della mostra viene da
Landscape Town, l’installazione di
Alessandro Sciaraffa (Torino, 1976). Un panorama sonoro formato da bottiglie di diverse forme e colori, nel cui collo alcuni asciugacapelli soffiano le loro note monotematiche. È il suono allegro di un gioco da bambini, ma quasi insopportabile nella sua vibrazione senza pause.
Circondano l’installazione i cinque lavori della serie
Etere. Sono supporti cartacei su cui la polvere di ferro crea misteriosi mandala. Il processo di formazione di questi cerchi magnetici ha poco di magico; al contrario, nasce da un’operazione semplice e affascinante, come un esperimento fatto da un bambino. Il trentaduenne artista torinese versa su un foglio di cartone la polvere di ferro, che viene fatta muovere attraverso le vibrazioni di un diapason. Le piccolissime particelle di metallo cominciano a scorrere sulla superficie, attirate dal magnete posto al centro, fino a formare i cerchi. Sono circonferenze concentriche, semisfere, ciambelle, in cui la potenza e la forma del magnete che è nascosto dietro il quadro determinano la forma definitiva. A volte con esiti inaspettati, fatti di ciuffi ed esplosioni di polvere.
I lavori in mostra sono tutti segnati da forze elementari. Nei lavori di Fede è la forza della suggestione della memoria, in quelli di Sciaraffa è invece quella delle vibrazioni sonore, del magnetismo e della luce. Aspetti che sono normalmente nascosti nelle pieghe della banalità, ma che, una volta riscoperti, non smettono di stupire.