Hostinato blancs (2004) sono due grandi tele che recano sul bordo del telaio un nastro adesivo candido, a creare un primo dialogo con il grigio chiaro del supporto. Ovviamente il terzo “uomo” di questa storia è la pittura bianca. Come ci comunica il titolo complessivo dei due lavori, quello che qui Dominique Gauthier-Dominguez (Parigi, 1953. Vive a Parigi e Assas) sviluppa è un discorso che si richiama all’omonimo tempo musicale, ossessivo nel suo riproporre suoni cadenzati e iterati. Ma non si tratta solo di un’ostinazione cromatica, poiché quel che assume questa caratteristica è pure la costruzione, dominata dalla figura del cerchio. Che già in sé è una forma di ostinato, basti pensare alle teorie del tempo circolare come eterno ritorno, dall’India classica a una certa lettura seppur semplicistica di Nietzsche.
“La circonscrizione vibratoria dell’“Hostinato” spiega l’artista “è il cammino obbligato d’un cerchio, di un ellisse ripetuto e risonante.” Un ostinato che “impone un’esteriorità, una distanza. La musica bianca espone i muri, gli angoli”. Un ostinato che risuona all’interno della tela ma anche fra le tele e tra queste ultime, intese come serie, e lo spazio architettonico della galleria. Quelle stesse forme non-rettilinee si ripetono, qui come nelle tele della seconda “serie”, a scandire un battito disturbato -termine che va ancora inteso in senso acustico- da forme rettangolari, come a voler inserire un palese elemento casuale in una regolarità che potrebbe sfociare nell’optical. E che invece reca in sé il tremolìo dell’umano.
Gauthier è, in un certo senso, un autentico bricoleur, poiché inventa e costruisce aggeggi che gli permettono di tracciare imprecisamente i propri diagrammi. E non nasconde questa sua attitudine. Basti guardare, specie negli Ermitages (2003-2004), i fori che costituiscono il centro dei motivi circolari. Immaginiamo enormi compassi muniti di pennello, impugnati da un disegnatore impacciato che, con la tela poggiata a terra, s’impegna per far funzionare uno strumento che è costitutivamente aperto a quella stessa fatalità che dà vita. Il ragionamento potrebbe portare a un paragone con quella teoria evoluzionistica in questi ultimi mesi vituperata e relativizzata da una visione del mondo retriva e, nel peggior senso del termine, tradizionalista. Gauthier guarda invece alla contemporaneità, fissa in volto la drammaticità della nostra epoca.
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