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fino al 29.VI.2005 | Lo sguardo e il racconto. Michelangelo a Torino | Torino, Biblioteca Reale

di - 2 Maggio 2005

E’ difficile controllare l’emozione davanti al Crocifisso ligneo attribuito a Michelangelo Buonarroti (1475-1564). Sembra gracile, ma pur non esibendo l’enfasi muscolare che sarà caratteristica delle sue opere posteriori, mostra una straordinaria conoscenza dell’anatomia e dell’articolazione del corpo, che a fine Quattrocento a Firenze solo lui poteva vantare. Una perfezione maturata con lo studio diretto di cadaveri, testimoniato dalle fonti e confermato dalle analisi di due esperti di anatomia dell’Università di Firenze, che hanno sottolineato le affinità di trattamento del corpo rispetto ad altre opere michelangiolesche, come il Crocifisso di S. Spirito (1492-94) e il David. A livello stilistico i confronti sono soprattutto col Fanciullo arciere, ora a New York, e col Cristo della Pietà vaticana (di cui appare il diretto precedente), anticipando anche il Cristo del discusso Seppellimento della National Gallery di Londra. Nella piccola scultura di tiglio, come già nel Crocifisso di S. Spirito e poi nel Cristo vaticano e in quello della tavola londinese, ritroviamo la stessa delicata sensibilità dell’ostensione del santo corpo.  Un corpo sereno, che è offerto alla meditazione del fedele, secondo il pensiero di Savonarola, che invitava a contemplare la vulnerabilità e la carità di Gesù crocifisso. Caratteri che già si ritrovano nel Crocifisso di S. Spirito, di cui la scultura torinese costituisce un’evoluzione successiva, sia per il tipo umano (dall’adolescente si passa ad un giovane) sia per lo stile più maturo. Tutto concorda per una datazione attorno al 1495 e un’attribuzione a Michelangelo. Del resto, l’aveva già detto Zeri: “se non è Michelangelo, è Dio”.
Si prova quasi un senso di vergogna ad osservare la nudità inerme di Cristo, non più nascosta dal perizoma di stoffa andato distrutto. Ma questo fatto rivela un altro aspetto peculiare a Michelangelo: solo lui rappresentava anche i genitali del Cristo, che essendo celati dal panno, erano trascurati dagli altri scultori del tempo. Perché nulla deve diminuire l’umanità di Gesù e anche la parte posteriore del corpo è modellata alla perfezione, nonostante fosse scarsamente visibile perché aderente alla croce, ora perduta.
Era giusto che la straordinaria scultura rinascimentale (già esposta a Firenze e di recente in Giappone) venisse mostrata nella città del suo attuale proprietario, l’antiquario Gallino, nella speranza che si avveri il proposito delle istituzioni piemontesi di acquistarla per i musei di Torino. L’eccezionalità dell’opera non deve però far dimenticare i disegni, le miniature e le stampe in mostra, che documentano l’interpretazione dei temi della Passione da parte di grandi maestri, dal Quattrocento al Settecento. Da ricordare almeno i disegni di Antonie van Dyck (1599-1641) (una Salita al Calvario dalla levità quasi astratta) e di Bramantino (1465 ca. – 1530), le incisioni di Jacques Callot (1592-1635) e quelle dei Tiepolo e le molte miniature, in cui spiccano un codice realizzato dal lombardo Cristoforo de Predis (1476) e il Messale di Francesco Marmitta (1462 ca. – 1505) che introdusse in Piemonte i modi del Rinascimento emiliano.

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mostra visitata il 22 aprile 2005


Lo sguardo e il racconto. Michelangelo a Torino.
Biblioteca Reale, Piazza Castello, 191, Torino (vicino al Palazzo Reale, zona centro). Fino al 29 giugno 2005.
Orario: domenica ore 10-18 (ultimo ingresso ore 17,20), mercoledì ore 14-18 (ultimo ingresso ore 17,20). Domenica 1° maggio chiuso, come anche i rimanenti giorni della settimana. Visite guidate obbligatorie della durata di 40 minuti. Prenotazioni consigliate per i singoli, obbligatorie per i gruppi, al numero verde gratuito 800 329 329 o sul sito www.piemonte-emozioni.it Tariffe: intero 5 euro; ridotto 2,5 euro (> 65, < 16, universitari, gruppi studenti, soci Touring Club); gratuito per < 10, disabili con accompagnatore, personale museale, giornalisti, guide turistiche, militari di leva, possessori dell’Abbonamento Musei Torino Piemonte o del Carnet Sintonie 2005


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  • L'articolo è molto bello, dotato di una particolare sensibilità nella trattazione. Complimenti collega ;)

    Katya

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