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fino al 3.XI.2007 | Andrea Nacciarriti | Torino, Franco Soffiantino

di - 1 Novembre 2007
Aver paura significa pensare staticamente a sé e non poter immaginare un corso obiettivo, un destino altro-da-sé delle cose. La sensazione del terribile, che tutto succeda senza separazione per abbattersi-contro presuppone un mondo concepito senza pericoli indifferenti. Il pauroso, vittima di una soggettività senza luoghi, si crede bersaglio di avvenimenti ostili, assai più degli altri uomini. Per far scomparire tutto basterebbe passare una notte a costruire. Basterebbe la notte sottratta al suo tempo di veglia e al suo spazio d’attesa, quello diluito col sonno. Allora ci si potrebbe affacciare al giorno sempre nello stesso punto. E in testa girerebbe una frase spaesata del tipo: “Niente vale più quaggiù”. Proprio come nei lavori-segugio di Andrea Nacciarriti (Ostra Vetere, Ancona, 1976). In qualsiasi interno -perché è questo il segreto della ricerca dell’artista, avere un dentro che rigetta l’attorno- la paura è un luogo senza significante, senza contenitore.
Il buio senza pareti diventa un posto pubblico che mette in risalto l’incomprensione, perdendo e dis-perdendo le banalità più comuni. Nelle installazioni in galleria il vuoto ristagna composto, come un elemento caustico e silenzioso. Mentre la vacuità che lo sottende s’insinua ed emerge chiara. Rischiarata perché sottratta ai suoi misteri dalle luci tremule di lunghe serie di barre al neon.

Nella grande sala oscurata si presenta la prima declinazione statica di 44 00 00 00 00, numero ossessivo dei 44 giorni d’apertura della mostra, numero ripetuto per ogni opera di Sleepingtime. Lungo le geometrie degli spazi e le volumetrie di ogni unità strutturale, la galleria è illuminata da un tubo al neon a sezione quadrata. Le luci, a qualche centimetro da terra, sono sospese da cavi d’acciaio che partono dal soffitto. L’atmosfera cupa racchiude al proprio interno una sorta di sacralità urbana. Tanto perché da fuori rimbombano i rumori della città, quanto perché il neon è usato come elemento accompagnatore e non come esaltatore di un percorso artistico. Il lavoro narrativo-concettuale di questa personale insiste infatti sul concetto di crinale e separazione. Tema, quest’ultimo, decisamente caro alla soglia architettonica lungo la quale si dipana ogni lavoro di Nacciarriti.

Ancora a terra giace, nel seminterrato, un altro lavoro. Sempre col nome di 44 00 00 00 00 è stato sverniciato con uno skraper un quadrato perfetto di pavimento. In mezzo è rimasto, come un reperto, il parquet sottostante la verniciatura bianca che ha impermeabilizzato per anni l’assito. Mentre ai lati di questo tappeto emerso, Nacciarriti lascia volontariamente la vernice arricciata, come residuo partecipante del suo lavoro di pulizia e scalfittura. Poco lontano, appeso alla parete frontale, campeggia una teca di cristallo che inquadra un buco nel muro. Mentre sul fondo del piano giace un ponticello di polvere rossa.
Una personale, questa, che fa degli spazi una manifestazione del significante. Un insieme sul vuoto nel quale è sempre possibile reagire, anche se per sottrazione, all’insensatezza quotidiana. Attraverso una nuova “architettura d’interni”.

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mostra visitata il 30 ottobre 2007


dal 20 settembre al 3 novembre 2007
Andrea Nacciarriti – Sleepingtime
FrancoSoffiantino ArteContemporanea
Via Rossini, 23 (zona Palazzo Nuovo) – 10124 Torino
Orario: da martedì a sabato ore 11-19
Ingresso libero
Info: tel. +39 011837743; fax +39 0118134490; fsoffi@tin.it; www.francosoffiantino.it

[exibart]

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  • intervento puntuale ed intelligente... complimenti anche al gallerista (uno dei pochi che ancora investe con passione e lungimiranza in Italia)

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