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fino al 30.I.2011 | Hans Hartung | Torino, Mrsn

di - 18 Gennaio 2011
Nella caotica cornice del Museo
Regionale di Scienze Naturali di Torino, in mezzo a uno scontato reportage
fotografico sull’Islanda, uno scheletro di animale preistorico e un’esposizione sulle
prospettive dell’Amazzonia, si snoda il breve e soffocato percorso dedicato a Hans Hartung (Lipsia, 1904 – Antibes, 1989).
Costretti su pannelli color antracite, i lavori esposti costituiscono in ogni
caso una buona sintesi della produzione del maestro tedesco naturalizzato
francese.

Dagli anni del dopoguerra, conflitto vissuto in prima
persona che gli costò la perdita della gamba destra, la ricerca espressiva di
Hartung è sempre e inevitabilmente legata alla natura del gesto pittorico.
Azione vera e propria – come svilupparono gli artisti dell’Espressionismo Astratto
(da Pollock a de Kooning e Kline) – la
pittura è estensione del braccio materializzata sulla tela. È sinonimo di forte
presenza corporea, affermazione di esistenza e resistenza che,
nell’impossibilità fisica dell’autore, spesso è filtrata attraverso diversi
strumenti e utensili.

Lontano dai colleghi action
painter
americani, Hartung – oltre a mantenere una mentalità e identità
europea – incarna meglio di altri l’aspirazione a un’arte libera da schemi
prestabiliti. Egli stesso, infatti, negli anni ’50 dichiara: “In quanto a me, voglio rimanere libero di
spirito, d’azione. Non lasciarmi rinchiudere, né dagli altri né da me stesso”.
Nascono
così quadri caratterizzati da pennellate scure, aspre e decise che, a forma di
lame taglienti, sono dettate da un impulso intimo e profondo.


La consacrazione del maestro – ripercorrendo l’agile ma
troppo deterministica scansione tematica della mostra – è rappresentata dalla
pittura diffusamente conosciuta per l’impiego di spatole, rastrelli e piumini
che, intesi come estensione protesica, gli permettono di coprire grandi
campiture e dare vita ad arditi accostamenti cromatici. Nonostante la
disabilità fisica che porta all’uso della sedia a rotelle possa apparire come
un limite alla libera espressione, la pittura di Hartung arriva, nella prima
metà degli anni ‘80, a una completa maturità.

Attraverso guizzi materici dai toni bruni e
sovrapposizioni di colori acrilici striati con la tecnica del grattage, l’artista sembra palesare con
insistenza una gestualità del tutto spontanea e senza premeditazione. I suoi
quadri, infatti, non sono generati sulla base di una composizione preordinata e
non recano alcun preciso messaggio da decodificare. E anche negli ultimi anni
della sua vita, dove l’uso predominate dell’azzurro e del carminio si mescola a
campiture realizzate con compressori e aerografi, le tele si sviluppano
autonomamente, nel corso del farsi.


Parallelamente
all’esposizione, ispirato liberamente alla vita di Hans Hartung, è Lo Slancio, spettacolo della Compagnia Dino Mascia di scena nel “ridotto” del secondo piano del museo. Non
è il riassunto della vita dell’artista, ma la sua evocazione in termini di
coraggio attraverso un dialogo tra due personaggi: la Donna/Amante/Morte e il
pittore. Tra il chiaro e lo scuro.

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visitata il 22 dicembre 2010


dal 19
dicembre 2010 al 30 gennaio 2011

Hans Hartung – Lo Slancio

a cura di Paolo Turati

MRSN – Museo
Regionale di Scienze Naturali

Via Giolitti, 36 (zona piazza Carlina) – 10123 Torino

Orario: da mercoledì a lunedì ore 10-19; giovedì ore 10-22

Ingresso: intero € 5; ridotto € 2,50

Catalogo Allemandi

Info: tel.
800329329 / +39 0114326354; fax +39 01143207301; museo.mrsn@regione.piemonte.it;
www.hartungloslancio.it

[exibart]

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