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fino al 30.IX.2002 | Lina Bertucci | Torino, Nuova Sede Fondazione Sandretto Re Rebaudengo

di - 17 Giugno 2002

La Circoscrizione 3 è una zona popolare, caratterizzata da un grande flusso migratorio durante gli anni del boom economico e che oggi, ritorna alla ribalta delle cronache cittadine per essere il luogo scelto dalla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo per la sua nuova sede, uno spazio architettonico essenziale, illuminato da raggi di luce che penetrano al suo interno attraverso netti tagli alle pareti.
In quest’ambiente rigoroso, s’inserisce il progetto fotografico di Lina Bertucci, artista newyorkese di origini italiane che, interpretando l’intenzione della Fondazione di voler aprire un dialogo con il quartiere, ha realizzato una serie di scatti agli abitanti del luogo.
Quella di Lina è un’indagine sociale intorno a quattro fulcri della società italiana: fabbrica, scuola, chiesa, famiglia , portate all’interno del museo affinché la realtà locale e il museo stabiliscano un contatto, inizio d’una futura relazione.

Tutti i ritratti, sono stati scattati in interni, qual è la ragione di questa scelta?
Mi piacciono gli spazi interni. Il luogo in cui un individuo vive, agisce, per me è fondamentale, perché mi dà molte informazioni su com’è la persona, quali sono sue abitudini, segnalandomi anche le trasformazioni storiche e sociali che ha vissuto. Per questo motivo, quando lavoro, studio innanzitutto lo spazio e solo dopo colloco il soggetto da fotografare.
In questa mostra, ad esempio, ho immortalato tutti i soggetti nei loro contesti abituali, con l’obiettivo di ritrarre il presente per risalire al passato giacché, dalla mia prima visita a Torino, ho provato interesse per la storia operaia del quartiere San Paolo, formato prevalentemente da gente emigrata dal sud al nord.

Ambiente e individuo si sposano in ogni tuo scatto, in un equilibrio perfettamente reale…
Si, e la ragione risiede nel fatto che attraverso l’uso di un obiettivo un po’ più che grand’angolare ci si avvicina molto alla visuale dell’occhio umano. Questo permette di guardare le immagini come se si fosse presenti sulla scena, c’è maggiore coinvolgimento dello spettatore. Ad esempio, nella serie che ritrae gli adolescenti seduti nei banchi di scuola, si percepisce, attraverso il loro sguardo – volutamente serio e pensieroso – l’intensità degli stati d’animo tipici dell’età di passaggio tra la vita infantile e quella adulta.

Scuola, adolescenza ma anche famiglia, fabbrica, chiesa…
La chiesa è rappresentata da un parroco vicino ad un confessionale – un’immagine molto bella con una luce molto drammatica – e una suora con due bambine ai suoi fianchi; i due volti della chiesa in questa specifica realtà. Poi, c’è la fabbrica e, collegata a questa serie, anche quella dei ragazzi di un istituto tecnico professionale, ritratti sempre vicino alle macchine. Immagini a temporali giacché, potrebbero essere fotografie degli anni trenta. Questo rispecchia i miei gusti, infatti, amo molto i visi antichi, classici.
Infine, le famiglie, una per ogni tipologia familiare presente in zona, che ho voluto fotografare attorno al tavolo da cucina o in salotto, perché questi sono punti di aggregazione attorno ai quali ci si riunisce con più facilità.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Vorrei ampliare questo progetto sul territorio torinese, facendo riferimento all’evoluzione della composizione delle famiglie e quindi dare visibilità, attraverso le immagini, ad ogni rappresentante dei molteplici “gruppi”, poi ho in mente di realizzare un altro progetto a Roma, ma per adesso è top secret.

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Nuova sede torinese per la Fondazione Sandretto re Rebaudengo

federica de maria
visitata il 30 maggio 2002


Fino al 30 settembre 2002, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, 10141 Torino, Via Modane 16 – t.01119831600 f.01119831601; info@fondsrr.org

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