Nella sede torinese della galleria NicolaFornello, seconda personale per Satoshi Hirose (Tokyo, 1963): un giapponese a Milano, come il grande music-clubber Gak Sato. Hirose si è formato tra il Giappone e l’Italia e ha all’attivo un numero importante di esposizioni in giro per il mondo. A Torino presenta una fotografia della serie Viaggi, work in progress che prevede uno scatto realizzato durante ogni suo spostamento aereo. Inoltre, in pieno coinvolgimento degli spettatori –i quali sono invitati anche a contribuire finanziariamente all’iniziativa con un euro e mezzo– il Mail Project: Hirose
La mostra è dispiegata nelle tre sale della galleria e si intitola Traveller / Transitare: cinque installazioni e un DVD-film che ripercorrono brani dell’esistenza di Hirose, sfruttando soprattutto il senso dell’odorato, per il suo potere altamente evocativo. Varie Case –del sale e del the, della cera vergine, del caffè e delle spezie– invitano a un viaggio compiuto virtualmente e stimolato dagli aromi che hanno segnato l’infanzia e l’adolescenza dell’artista in Giappone. Le piccole costruzioni, che spaziano da dimensioni ridotte a sculture abitabili, non intendono certo portare il visitatore a una sorta di turismo dell’immaginario, bensì a una riflessione di carattere etico. Il movimento nello spazio-tempo –il percorrere strade e il rammemorare, qui mediato e stimolato da Hirose– conducono inevitabilmente al confronto con l’alterità radicale: una tematica affrontata con accanimento da Emmanuel Levinas, ma che ha impegnato un numero notevole di filosofi contemporanei, da Husserl a Derrida.
Guardando all’accezione più strettamente politica, non si può non pensare alla dinamica paradossale che è scaturita dal processo di globalizzazione: certo è più
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