Quando nel 2005 i
torinesi hanno incontrato per la prima volta questo simpatico artista newyorchese,
che per molti anni è stato l’assistente di Matthew Barney, hanno letteralmente conosciuto
solo il suo volto. Nella performance Standing Date, presentata alla prima Triennale
di Torino, l’artista era, infatti, chiuso in una scatola di alluminio da cui
usciva solo la testa.
Ora Johnson è
tornato a esporre i suoi New Works. E stavolta non è inscatolato, poiché nella galleria di
via Mazzini si vedono solo i suoi disegni. Come sia passato dalle performance
al disegno, con un intermezzo scultoreo rivelato nella mostra del 2007 sempre
da Costa, ce lo spiega lui stesso:
distanti dall’idea che c’era in ‘Standing Date’. In entrambi c’è una
riflessione sullo spazio umano. Nel primo caso è uno spazio fisico, mentre nei
nuovi disegni è mentale. È una sorta di proiezione di un’ombra nello spazio.
Come quando entri in casa di un tuo amico e anche se lui non è lì, attraverso
una serie di tracce e indizi, percepisci comunque la sua presenza”.
La decina di Senza
titolo in mostra
sono lavori di grandi dimensioni realizzati a carboncino e raffigurano ambienti
domestici dai toni teatrali e ambigui. Sono spazi della memoria in cui mobili
antichi sono riprodotti con un dettaglio quasi ossessivo, mentre ante e
cassetti custodiscono al loro interno ricordi passati e da vecchi pavimenti in
legno sale una nebbia misteriosa. Ambienti mentali in cui sono incastonati
monoliti quasi kubrickiani di colore puro, neri come il carboncino pieno o
bianchi come la carta immacolata.
Tutti i lavori sono
pensati apposta per lo spazio di Guido Costa, una vecchia litografia artigiana
in cui sono volutamente visibili i segni dell’attività precedente. Una galleria
ben diversa da quelle tipiche (e tutte uguali) dai muri bianchi e dai pavimenti
in resina grigia, in cui le opere di Tom Johnson, che parlano di presenze
fantasmatiche, si calano perfettamente, diventandone quasi estensioni
metafisiche.
La figura della
sineddoche torna nuovamente utile per spiegare questi lavori, che raccontano
una presenza, quella dell’uomo, attraverso la sua assenza. Come quando diciamo
“ci vediamo da me”, con il “da me” che dà alla persona che parla un valore
architettonico e fa coincidere lo spazio fisico con quello umano e l’interno
(inteso come spazio) con l’interiorità. Questo è il motivo per cui le opere di
Tom Johnson non sono nature morte, ma sorprendenti ritratti.
La personale di Tom Johnson da Costa nel 2007
mostra visitata il 28 settembre 2010
dal 23 settembre al 30 ottobre 2010
Tom Johnson – New Works
Guido Costa Projects
Via Mazzini,
24 (Borgo Nuovo) – 10123 Torino
Orario: da
lunedì a sabato ore 15-19
Ingresso
libero
Info: tel. +39
0118154113; fax +39 0118158004; info@guidocostaprojects.com; www.guidocostaprojects.com
[exibart]
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