Fin dagli anni settanta quello di Tony Oursler si è caratterizzato come un lavoro sull’immagine nel senso più completo e pieno del termine: un lavoro di ricostruzione e rielaborazione visiva, temporale e spaziale, che si svolge attraverso l’uso di molteplici e sofisticati linguaggi espressivi. La mostra ne delinea il recente percorso artistico nei diversi ambiti
Se infatti Oursler è noto soprattutto come artista multimediale, per le installazioni che coinvolgono lo spazio espositivo attraverso il ricorso alle tecnologie, questa mostra vuole indicare un percorso parallelo da lui compiuto e a lui altrettanto congeniale: quello del disegno e della fotografia, che assieme al video riassumono tratti significativi e importanti della sua concezione estetica.
Nella babele linguistica del mondo dell’arte contemporanea, dove tutti i linguaggi sono possibili, leciti e spesso equivalenti, Oursler si muove agilmente tra metodologie espressive proprie dei nuovi media e linguaggi espressivi tradizionali come il disegno o l’acquerello . La libertà dell’artista si riflette anche nella scelta dei contenuti, che traggono ispirazione da temi disparati ed eterogenei, che vanno dalla quotidianità vissuta a stimoli culturali provenienti dalla musica, dal cinema e dalla letteratura.
Secondo una logica analoga, nei video e nelle fotografie Oursler sembra andare in cerca di momenti e visioni solo apparentemente statici (si pensi al ricorso al fermo immagine dei lavori video), ma in realtĂ dotati di una propria e connaturata capacitĂ narrativa. Sono angoli
In tal modo, dove il disegno esprime la mescolanza dei linguaggi e delle forme, la fotografia e il video si spostano ad un diverso livello, dove il rapporto tra tempo e racconto si fa teso e segreto, capace di attrarre lo spettatore in un gioco di rimandi e pensieri non immediatamente definibili, suscettibili di una connaturata capacitĂ metamorfica.
Ma proprio nei disegni e nelle fotografie, opere che a prima vista sembrano eludere il tema della temporalità , Oursler apre la possibilità di un tempo dell’immagine, inscindibilmente legato alla spazialità : qui tempo e spazio vengono a far parte di un’unica percezione, dove l’uno e l’altro si snodano agilmente, secondo un movimento profondamente e intenzionalmente instabile e inquieto.
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Tony Ourlsler, MACRO, Roma
Artissima 2002
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maria cristina strati
mostra visitata il 20 ottobre 2002
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