Sorpresa ed incanto. Quando entri nella mostra di Calandri ti cali inevitabilmente in un mondo di “fiabe” tra sogno e realtà.
Belle le opere – soprattutto gli acquerelli – bello l’allestimento, intensa l’atmosfera che si respira passando da una sala all’altra a scoprire un artista torinese conosciuto ai più per le incisioni.
Le porte di Palazzo Bricherasio si aprono nuovamente ad un protagonista “locale”. Dopo Casorati e Paulucci – protagonisti di due significative antologiche molto apprezzate non soltanto dal pubblico torinese – ecco una completa rassegna del maestro Mario Calandri.
Più di centocinquanta tra disegni, acquerelli, olii e tecniche miste sono la più efficace chiave d’accesso alla complessità di questo “europeo a Torino”, come lo definisce Maurizio Fagiolo dell’Arco.
“Se un artista non è legato a un suo luogo, ad una sua radice, quell’artista non sarà mai internazionale – afferma Fagiolo dell’Arco. La cifra dell’internazionalità, infatti, non va confusa con l’idea di un gusto internazionalista, che, quello sì, porta alla ripetizione di etichette”.
Legato ai suoi paesaggi, non perdeva un evento ed era costantemente aggiornato sulle diverse vie intraprese dall’arte. Questo rende ogni dipinto ricco di spunti emotivi, colmo di riferimenti ma in sé unico, fedele a se stesso.
Vi trova, invece, una situazione liminale Rolando Bellini che sottolinea la capacità dell’artista di vedere le cose del mondo con occhi sempre diversi, capaci di sperimentare; gli occhi dell’artista.
Due piani di pareti bianche cariche di quadri dalle cornici belle e varie. Pannelli grigi con citazioni in rosso ed un dipinto a lato – alcuni su cavalletti di legno massiccio – catturano l’attenzione con fascino discreto ed avvolgente, capace di farti entrare nell’opera e guidarti, attraverso commenti d’autore, nel mondo calandriano, un mondo di “poesia evocativa e simbolica”.
“Calandri è artista delle cose, perché è nella rappresentazione esatta e intenzionalmente oggettiva delle cose (…) che il soggetto trova paradossalmente il suo specchio più fedele” Vittorio Sgarbi
“Calandri crea nei suoi dipinti uno spazio chiuso, una vera e propria stanza dell’immaginario. Come una scena, un teatro fantastico in cui lo spazio di partenza, riconducibile a un luogo reale, si moltiplica, riecheggiando cavità di memoria e tempi diversi rispetto a quello dell’emozione che ne è all’origine” Gianfranco Bruno
…”gli bastano due conchiglie, uno spezzone di giostra, un mazzolino di violette per creare uno spicchio di mondo purissimo” Giovanni Arpino
Tra soggetti molteplici e multiformi espressioni si presenta la pittura di Calandri fatta di collages di materiale, tra giostre, mascherine e teatrini, autori di un “interesse visivo intenzionale” – “La giostra”, 1964 – tecnica mista su tela; “La maschera”, 1964; “Il sogno”, 1969; “Albergo diurno”, 1970.
“…giochi d’ombre e lumi oscillanti e mobili come in teatro, le eredità meno attese di molta “avanguardia” di ieri e di oggi, insomma tutto un ventaglio di sipari, di filtri dietro cui si cela l’artista – dice Bellini nel saggio “I teatri minimi di Mario Calandri, appunti su un paradigma indiziario provocante”. Un artista cui, lo stesso Bellini, attribuisce una cultura raffinata “un po’ snob e un po’ guascona, sorprendente fino a provocare stupore”.
E poi, gli acquerelli “la cui qualità peculiare sta nella ineguagliabile luminosità, che nasce dal bianco della superficie di carta”: “Cardo e cipolla”, 1980; “Polpo con Scodella”, 1986; “Gusci e Portauovo”, 1974.
Come in un gioco di scatole cinesi s’entra nei tanti universi immaginativi dell’artista: sentimentale ne “La Dora”, 1940; cupo ne “La scatola degli insetti” 1964; surreale in “Tobiolo”, 1965.
Una mostra che unisce pubblico ed addetti ai lavori nella corale affermazione: “Una bella, scoperta”.
Federica De Maria
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i quadri appiccicaticci sono pietosi proprio !!! Speriamo che si imparino a allestire in maniera decente tutto...
eccellente, raffinata, misurata con gusto.
consiglio a tutti una visita: ne vale la pena!!!
Per quanto riguarda l'allestimento della mostra io trovo i quadri un po' troppo affastellati. Soprattutto gli acquerelli sono troppi, si tolgono spazio a vicenda. Un quadro ha bisogno di più respiro per essere apprezzato in tutta la sua grandezza. Alcune sale mi sanno molto di claustrofobico. Comunque sia Calandri resta un grande pittore e un maestro impareggiabile.
Era nelle intenzioni degli allestitori dare un'idea completa delle opere di Calandri pur rischiando di sovraffollare la mostra che nonostante tutto è gradevole e piena di spunti di riflessione; vedi:citazioni.
è importante cercare di allestire mostre che vogliano rappresentare al meglio, in modo completo, l'opera di un artista. anche se ne consegue un certo non so che di claustrofobico