Gli artisti delle Avanguardie non possono non affrontare il tema della città, viva di giorno come di notte, illuminata dalle luci elettriche, brulicante di una folla indistinta. Di certo non restano indifferenti i Futuristi, che la celebrano come simbolo di tutti i loro valori. È la “mitografia della città futurista, intesa come luogo topico della compresenza e della contemporaneità” (Maria Mimita Lamberti): tutto accade in una continua sovrapposizione di stimoli, in un vortice di rumori, luci, volti, palazzi. La simultaneità e la frammentazione percettiva creano capolavori, come Visioni simultanee di Boccioni. La città futurista è quella dominata da luce+velocità+rumore, titolo di un quadro di Severini, concetti che in verità non corrispondevano alla Milano di quegli anni, ancora provinciale. Qualche ispirato architetto, come Sant’Elia o Chiattone, elaborerà progetti per costruire una vera città futurista, destinati a rimanere sulla carta.
Pittori di diverse nazionalità non mancheranno di farsi affascinare da quelli che noi oggi definiremmo, con un termine rubato a Marc Augè, nonluoghi, e che qui si è preferito definire snodi: ponti, stazioni ferroviarie, porti e fabbriche che segnano il nuovo paesaggio urbano, architetture che prevalgono sulla figura umana come nel Ponte sul Reno a Colonia di Kirchner. Un’altra novità è il dilagare dei manifesti pubblicitari, che occupano ogni angolo di muro disponibile, ispirando a Picasso il Paesaggio con manifesti, ma anche scritte, insegne e segnali che fanno capolino in molte tele.
Le capitali della modernità sono tre: Parigi, New York e Berlino, ed ad ognuna è dedicata una sezione della mostra. Parigi è una Città Laboratorio, dove gli artisti avvertono l’esigenza di nuovi
Sull’altra sponda dell’Atlantico, a New York, è centrale il ruolo della fotografia, con la figura di Alfred Stieglitz, uno scatto del quale si intitola non a caso La città dell’ambizione: così i suoi artisti vedono New York, simboleggiata dalla figura del grattacielo.
Ben diversa l’aria che tira a Berlino, uscita sconfitta dalla guerra: una città di carta, in bianco e nero, lacerata dai conflitti sociali, luogo di sopraffazione e miseria raccontata nelle serie di Meidner, Grosz, Beckmann e Otto Dix.
Metropolis è una mostra suddivisa in cinque sezioni ben distinte, grazie anche all’allestimento che gioca su colori intensi, rossi e neri. Una raccolta di oltre 180 opere, tra quadri, fotografie e filmati d’epoca, un’ampia indagine intorno ad un tema preciso: il modo in cui gli artisti delle Avanguardie hanno visto e rappresentato la città, in un periodo in cui rapidi mutamenti e il progresso della tecnica portavano ad una diversa esperienza di vita, accelerata e caotica. A questa mostra fa da pendant una seconda esposizione, Metropolitanscape a Palazzo Cavour, che indaga lo stesso tema nell’arte dei nostri giorni.
paola sereno
mostra visitata l’1 aprile 2006
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