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Fino al 4.XI.2001 | Il Manifesto FIAT. 1899 – 1965 | Torino, GAM

di - 26 Settembre 2001

Il manifesto non è “strumento di comunicazione elitaria”, come spesso qualcuno intende proporlo. Il manifesto è l’arte di tutti, l’arte di strada, per il popolo.
Ogni manifesto racconta un prodotto dietro il quale c’è una storia. La storia che si racconta in questi giorni alla GAM di Torino è quella della Fiat – Fabbrica italiana di Automobili – come recitava il primo manifesto, classe 1899, dell’azienda automobilistica torinese.
Allora, la pubblicità moderna era ai suoi esordi e per conquistare il cuore del dinamico, ma pur semplice popolo italiano, ci si affidò alle sapienti doti grafiche di Giovanni Carpanetto, che, richiamandosi alle immagini d’epoca de “la domenica del corriere”, propone il prodotto e insieme uno stile di vita. L’uomo sportivo di bianco vestito, con berretto e sprezzate barbetta, guida la sua dama, addobbata di piume ed ombrellino, verso il nuovo secolo. Un realismo semplice di “grande efficacia presso il pubblico” spiega Arturo Carlo Quintavalle nel saggio “Mitologie del progresso: le figure dell’automobile”. In realtà il disegno era stato commissionato per la vetturetta “Welleyes”, una carrozzella a motore posteriore e trasmissione a cinghia progettata dai fratelli Cerano, mai entrata in produzione. L’acquisto da parte di Giovanni Agnelli della Ceirano consentì il riutilizzo del cartellone, prima mai stampato, che con la semplice aggiunta della nuova denominazione dell’azienda si prestò alla diffusione della prima automobile realizzata dalla Fiat, la “3 ½ HP”.
Il successo della comunicazione illustrata va di pari passo con la scalata industriale della società di Torino, che nel 1909 conquista un posto d’onore tra le più note industrie automobilistiche europee; ma solo più l’azienda decide di trasformare quella che fino ad allora era stata una sorta di vezzo autocelebrativo – nel 1923 si affidò alla matita di Plinio Codognato per creare un cartellone che celebrasse la vettura tipo 806, vincitrice del Gran Premio di Francia con felice Nazzaro e del Gran Premio d’Italia con Pietro Bordino.
Nel 1925 vi fu la svolta con la realizzazione di più manifesti per ogni tipo di vettura prodotta. Nascono collaborazioni con i grandi illustratori dell’epoca che sfociano in originali capolavori pittorici e pubblicitari.
Plinio Codognato ne realizza sei dal ’25 al ’33, tra i quali spicca il centauro di fuoco che innalza la Fiat 509 e la Balilla, sponsor del regime fascista più che della vettura.
Giuseppe Riccobaldi del Bava realizza nel 1928 “La Rampa”, opera dai riecheggiamenti futuristi che s’ispira alla rampa di accesso del Lingotto.
Marcello Dudovich è il prescelto per reclamizzare nel 1934 la nuova Balilla per tutti, quella dell’elegante, signora vista di spalle, mentre s’avvicina alla vettura.
Anche un nome illustre come De Chirico si presta a dipingere, nel 1950, un manifesto per la prima vettura del dopoguerra, la 1400, un dipinto ad olio che raffigura un paradiso di cavalli alati e dei, che, ahimè, si dimostrano poco interessati alla luccicante automobile.
Nel 1957 termina l’avventura della pubblicità disegnata che, lasciando spazio ai nuovi mezzi d’espressione, si fa ricordare per l’eleganza e la semplice l’originalità che scaturiva dalle matite dei geni dell’illustrazione.

I sessantuno manifesti d’epoca della Fiat, in stampa litografica, esposti alla galleria, provengono da un’importante collezione privata, quella di Franco Bono, appassionato d’arte, che per livello di completezza è paragonata a quella della Fiat stessa.

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Federica De Maria
vista il 22 settembre 2001


Il Manifesto FIAT. 1899 – 1965 Fino al 4 novembre 2001, GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino Torino, Via Magenta, 31. Orario: da martedì a domenica h.9-19, lunedì chiuso; ingresso: intero £.10000, ridotto £.5000, gruppi superiori a 15 persone £.5000 (su prenotazione); accesso disabili: Sì; servizi igienici: Sì; visite guidate: su prenotazione tel. 011 4429546-47; domenica visite guidate; attività didattiche per scolaresche: Sì; bookshop: Sì (cataloghi anche scontati); bar: Sì – informazioni per il pubblico: 011 5629911; sito internet: www.gamtorino.it.
Catalogo: Il catalogo, edito dalla GAM riproduce tutte le opere esposte, introdotte da un saggio descrittivo di Arturo Carlo Quintavalle, e accompagnate da schede redatte da Elvio Soleri.


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