Dopo lunghi restauri viene restituita alla città di Torino una parte di Palazzo Madama (sede dal 1934 del Museo Civico d’Arte Antica), luogo simbolico, non solo per i suoi trascorsi storici, che si colloca al centro della città e nel cuore del polo culturale torinese. La promozione culturale di Torino continua con ottimi risultati e questo battesimo ne è l’ultima prova.
Palazzo Madama, vicino a Palazzo Reale, è un edificio dalla lunga ed intricata storia architettonica che nei secoli ha subito molte trasformazioni e fino ad oggi si aveva la possibilità di visitare dall’esterno.
È importante focalizzare l’attenzione su alcuni aspetti per comprendere ed inquadrare entro confini storici e stilistici le cinquanta opere scultoree esposte. Il Piemonte per secoli è stato caratterizzato da una situazione politica molto intricata, contraddistinta dal predominio prima angioino, poi da quello sabaudo. Non è dunque facile dare un’interpretazione che segue un semplice ordine cronologico quando gli influssi stilistici sono molteplici e la carenza di documentazioni non aiuta a definire un preciso quadro unitario. Per tale ragione la mostra non può seguire solo un ordine cronologico delle opere, e quindi è stata strutturata secondo due livelli di lettura: percorso cronologico e percorso per temi. La prima sezione esamina l’epoca gotica con influenze francesi, subito vediamo un Paliotto con Cristo, la Vergine e Santi (1200-1210) del Maestro di Courmayeur; poi una scultura lignea del Cristo Morto (1320-1330) di autore valdostano, un interessante particolare è la ferita del costato scavata perché il giorno di Pasqua si estraeva l’ostia direttamente dalla cavità. Si prosegue il percorso espositivo toccando di volta in volta tematiche e centri diversi, come l’astigiano, la scultura quattrocentesca con influenze lombarde, francesi fino ad arrivare più tardi a quelle fiamminghe. Si osservi l’uso di materiali diversi al fianco del legno, come il marmo o la terracotta. Dalle prime sculture più drammatiche si passa, attraverso i secoli, ad un plasticismo ed a virtuosismi formali che ne fanno testimonianze eccezionali, seppur nel loro isolamento dal contesto, di epoche ed artisti che spesso si ricordano solo con appellativi come “Maestro della Madonna d’Oropa” o “Plasticatore chierese”.
Il mio parere sulla mostra non può che essere positivo nel complesso: allestimento e percorso ben studiati, illuminazione impeccabile. Non poteva esserci battesimo migliore per Palazzo Madama!
Michela Cavagna
Mostra visitata il 2 Giugno in occasione della conferenza stampa.
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