Il lavoro di Luca Vitone (Genova, 1964) indaga la propria memoria personale, usando immagini sedimentate e ridandogli forma all’interno di una sorta di set cinematografico. Se i suoi esordi lo hanno visto impegnato su temi legati ad una dimensione esistenziale in genere, recentemente la sua ricerca si è rivolta verso l’interno. I posti dove è cresciuto e le città che ha visitato diventano luoghi della memoria da rimettere in scena, da indagare con ironia nel momento in cui stereotipo e cultura popolare si incontrano.
Il viaggio riguarda in questa occasione il Medio Oriente, meta di una vacanza con la propria famiglia durante l’adolescenza. Punto di partenza la Liguria, terra natale, con cui Vitone mantiene un profondo legame. L’itinerario, fisico e psicologico, avviene attraverso gli oggetti che sono stati protagonisti di quell’esperienza esotica e familiare al tempo stesso: lo stesso modello di automobile, una Peugeot rossa, alcuni souvenir diligentemente riposti su una mensola, fotografie scattate tra una tappa e l’altra. Attraverso questo intervento stilistico e formale, Vitone constata un evento, un’attitudine, gioca su immagini stereotipate, conosciute, invitando il visitatore a ri-conoscerle. Nella sua poetica, diventano parte di una mappatura del tutto personale, oggetto di una narrazione che coinvolge le città dove è cresciuto, i luoghi attraversati. Focalizzando la propria attenzione su alcuni aspetti della cultura popolare, come la musica folk, il cibo, ma anche l’arte, le minoranze etniche e politiche.
L’esperienza dell’ultimo viaggio non è solo visiva, ma anche tattile: il pavimento della galleria è ricoperto di sabbia che conserva le tracce del passaggio dei visitatori. Vitone decide quindi di lasciare il lavoro aperto, in grado di mutare nel corso della mostra. Viene attivata una processualità costante che lascia aperta la possibilità di inventare nuovi percorsi, coinvolgendo la memoria personale e quella collettiva. Il luogo diventa così una presenza metaforica, un luogo altro immerso in un tempo estremamente dilatato, carico di nostalgia. Quella nostalgia perfetta che si prova per un luogo quando ancora non lo si è lasciato.
karin gavassa
mostra visitata il 14 ottobre 2005
Picasso, Tiepolo, Klimt, Delacroix. Ma anche lo stand degli "anonimi", in attesa di attribuzione. Ecco gli highlights della 34esima edizione…
Dai pionieri dell'Ottocento a Dorothea Lange, da Cartier-Bresson ai contemporanei: al MUDEC di Milano una mostra condensa la grande storia…
Dal 27 marzo al 26 luglio, la Basilica Palladiana di Vicenza ospita la mostra “Guido Harari. Incontri. 50 anni di…
L’artista e teorico statunitense Trevor Paglen è il nuovo vincitore del premio dedicato alle pratiche tra arte e tecnologie, promosso…
Al via la open call di Visions 2026, il nuovo premio per artisti under 40: in palio 5mila euro, per…
Alla Galleria Ceravento di Pescara, in mostra le opere di Raffaele Santillo, pitture che sembrano raccontare la nostra stessa esistenza,…
Visualizza commenti
Contea...Beggins...
ottima mostra luca!
dedicati al ciclismo, anche all'ippica!