Uno dei pregi delle esposizioni della Biblioteca Reale di Torino è quello d’introdurre il visitatore all’approccio con l’opera d’arte in modo graduale e quasi sacrale, grazie all’atmosfera raccolta e soffusa della Sala Leonardo, il caveau-bunker allestito nel 1998 nel seminterrato. Peccato che i giornalisti presenti alla conferenza stampa non abbiano badato a queste avvertenze, affollando per pochi minuti la saletta (senza quasi neanche guardare i disegni), per poi dileguarsi, lasciando sconcertati i due curatori (Bozena Anna Kowalczyk e Ger Luijten, già noti in Italia per aver ideato la grande mostra su Rembrandt alle Scuderie del Quirinale di Roma nel 2002-2003), che si erano prodigati poco prima nell’evidenziare i meriti e l’importanza dell’iniziativa.
L’evento è in effetti di sicuro interesse, perché consente d’accostarsi a 50 fra i migliori disegni del Seicento olandese posseduti dalla Biblioteca, scelti fra i 225 presenti nel fondo torinese. Si tratta di una delle più ampie collezioni di questo genere in Italia, acquistata da Carlo Alberto di Savoia nel 1839 da Giovanni Volpato, ispettore della Reale Galleria di Torino. L’esposizione ha permesso d’analizzare i gusti artistici di Volpato (inquadrati nel fenomeno del collezionismo della grafica olandese in Italia e in Europa) e d’approfondire lo studio dei disegni torinesi, già noti grazie alle ripetute indagini di Gianni Carlo Sciolla, per i quali si sono individuate talora nuove attribuzioni, interpretazioni iconografiche o ipotesi di provenienza antiquariale.
La raccolta offre una panoramica dei vari soggetti (scene storiche, di genere, ritratti, paesaggi e marine), tecniche d’esecuzione (penna, gessetto, acquarello) e correnti stilistiche diffuse nell’Olanda del Seicento.
Il perno è ovviamente il piccolo disegno di Rembrandt Harmensz. van Rijn (1606-1669), Busto d’imperatore romano, che affascina per la straordinaria capacità di sintesi espressiva e rimanda alla passione del pittore per il mondo classico, esemplificata dalla sua collezione di busti antichi.
Ad esso fanno corona altri fogli di allievi e seguaci, a partire dalla splendida Adorazione dei Magi (già assegnata allo stesso Rembrandt, ma più probabilmente opera di scuola), alle opere di Philips Koninck (1619-1688) e a quelle attribuite a Willem Drost (1633-1659) e Jan Lievens (1607-1674), fino all’ultimo allievo Aert de Gelder (1645-1727), senza dimenticare il maestro dello stesso Rembrandt, Pieter Lastman (1583-1633). Non mancano i rappresentanti delle altre tendenze del paesaggio olandese, da quello “autoctono”, coltivato ad Haarlem da Pieter de Molijn (1595-1661) e Jan van Goyen (1596-1656), alle vedute scandinave di Allaert van Everdingen (1621-1675), a quelle idealizzanti e arcadiche degli italianizzanti Herman van Swanevelt (1603-1655) e Isaac de Moucheron (1667-1744). Fra i temi marini ci piace segnalare, per i particolari fumettistici, la singolare Caccia alla balena di Abraham Storck (1644-1708), che farebbe inorridire gli animalisti odierni, ma che al tempo rientrava in un genere di un certo successo.
stefano manavella
mostra visitata il 13 ottobre 2006
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