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fino al 7.II.2009 | Delaine Le Bas | Torino, Sonia Rosso

di - 14 Gennaio 2009
Presenza di Paradise Lost, il primo Rom Pavillon ad aver proposto durante la 52esima Biennale di Venezia una selezione internazionale di artisti contemporanei rom, Delaine Le Bas (Worthing, 1965) è comunemente considerata un’artista outsider. E forse lo è esclusivamente per via delle proprie origini gitane, perché il suo lavoro non vuole esser solo una dichiarazione di appartenenza a una precisa cultura e tradizione, ma soprattutto la presa di coscienza del sentimento che inevitabilmente la lega alla contemporaneità.
Nelle sue ambientazioni, cariche di dettagli visivi tra la mitologia e la favola e figure che indossano maschere di animali apparentemente sodomizzanti, l’artista riversa senza filtri e con poesia le esperienze della sua vita. Con risvolti prosaici e a tratti canzonatori, la sua è indubbiamente una vita nomade, un’esistenza che però contempla la marginalità e la diaspora come parti caratterizzanti non solo di un gruppo o di una comunità, ma di tutta la condizione umana.
Parlare del mondo rom, infatti, significa spesso associarlo a stereotipi e pregiudizi che connotano i suoi protagonisti secondo epiteti che vanno dalla precarietà alla mendicità, dalla birbanteria sino alla carnalità. Eppure l’immaginario gitano è da sempre presente in letteratura e nel cinema, basti pensare ai personaggi di Victor Hugo in Notre Dame de Paris o ne Il tempo dei gitani di Emir Kusturica che, tra l’altro, ha contribuito ad attenuare la stantia immagine dei gipsy, se non addirittura a ribaltarla, e cioè quando, negli anni ‘70, i movimenti hippy se ne ispirarono, oltre che per il look, per promuovere il loro forte desiderio di non integrazione.

E nella ricerca di un nuovo paradiso, il Paradise Found allestito da Sonia Rosso, Le Bas segna e connota la galleria con immagini, ricami, scritte su stoffe, giocattoli e oggetti a tratti perversi. Esattamente come se le due stanze fossero le pagine aperte di un libro per l’infanzia, ma in questo caso a dimensione ambientale, l’artista recupera così la propria storia individuale, unica certezza in una società instabile, precaria e senza modelli di riferimento. In fondo, forse, solo questo può essere il modo per sovrascrivere gli stereotipi esistenti con sicurezza intellettuale, reinventando cioè la favola attraverso le contraddizioni che essa manifesta sul piano della realtà.
In questo mondo visionario e immaginifico, dunque, non esistono principi azzurri in soccorso di fanciulle perdute (He Is Not Going To Rescue You) e non ci sono nemmeno bambine sorridenti dallo sguardo incantato, quanto invece bambole di paillette soggiogate come burattini (Dolls).

Perché, in fondo, Paradise Found è il luogo dove il prezzo per la negoziazione dell’identità è molto alto, ma è anche il luogo protetto dove l’identità stessa può diventare la chiave per essere accettati nella modernità senza per forza esserne dominati. È lo spazio dell’arte, dopotutto, in cui l’esclusione ammette anche l’inclusione.

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Le Bas al Primo Padiglione Rom della Biennale di Venezia

claudio cravero
mostra visitata l’8 novembre 2008


dall’otto novembre 2008 al 7 febbraio 2009
Delaine Le Bas – Paradise Found
Galleria Sonia Rosso
Via Giulia di Barolo 11/h (Borgo Vanchiglia) – 10124 Torino
Orario: da martedì a sabato ore 15-19 o su appuntamento
Ingresso libero
Info: tel./fax +39 0118172478; info@soniarosso.com; www.soniarosso.com

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