Arriva direttamente da Minneapolis la mostra curata da Philippe Vergne, unica tappa europea per una riflessione che cerca percorsi alternativi, vagando dai centri alle periferie a indagare un nuovo panorama possibile e in grande fermento.
Gli artisti, provenienti da Brasile, Sud Africa, India, Giappone, Turchia e Stati Uniti delineano una mappatura aggiornata dell’arte in un’era che si potrebbe ormai definire post-global. A emergere è il rifiuto di una preminenza ‘euramericana’ e l’adozione di una molteplicità di punti di vista “decentrati”. La varietà delle discipline si rispecchia nei media adottati che vanno dalle nuove tecnologie ai disegni calpestabili in carboncino su legno di Jennifer Allora (1974, Stati Uniti) e Guillermo Calzadilla (1971, Cuba), in un contesto dove si mantengono vivi i legami con le proprie radici. Sono queste le
Numerosi risultano i rimandi alla situazione socio–economica e politica mondiale, con una riflessione che però parte dalla situazione locale per poi estendersi a visione generale. Wang Jian Wei (1958, Cina), con un approccio antropologico, realizza un video-inventario della società urbana cinese e della sua evoluzione degenerata in alienazione metropolitana. Le città secondo Yin Xiuzhen (1963, Cina) sono dei non luoghi, trasportabili e adattabili a una qualunque identità: costruite con vestiti usati sono cucite dentro a valigie “container”, “tangibile simbolo dello spirito in movimento della vita contemporanea” e della sua perdita di memoria.
Ma in tutto questo vagare c’è anche chi si ferma e cerca di costruire relazioni interpersonali, di andare oltre il luogo espositivo per costruire dei momenti di convivialità: in questo caso artisti italiani invitati per l’edizione torinese che in un
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karin gavassa
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