Guarente d’Alba, 15 giugno 2001
Un senso d’immensa impotenza verso strutture architettoniche gigantesche, di vuoto esistenziale dell’uomo negli ambienti da lui costruiti, di solitudine come formiche nello spazio, ma anche di soddisfazione per le creazioni dell’ingegno umano. O forse di ambiente per supereroi, ricordate l’uomo ragno e le scalate su pareti verticali impossibili o la donna invisibile e le sue apparizioni dietro la bolla protettiva? Ecco le prime sensazioni distillate osservando le foto di Luisa Lambri.
All’artista comasca, la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo per l’Arte, confermando il suo intento di promuovere l’arte delle nuove generazioni, dedica a Palazzo Re Rebaudengo, fino al 9 settembre 2001, una mostra personale, come parte del progetto che vede la Fondazione impegnata ad organizzare ogni anno una mostra consacrata ad alcuni tra i più interessanti giovani artisti italiani.
La mostra, curata da Francesco Bonami, è organizzata in collaborazione con il Kunstverein di Ludwigsburg, dove è già stata presentata dal 21 gennaio all’11 marzo di quest’anno. L’edizione italiana ospita diverse produzioni inedite dell’artista: 8 fotografie e una proiezione di diapositive; insieme a due opere recenti e ad un video scelti dal suo percorso.
Il lavoro di Luisa Lambri è una ricerca sui volumi attorno ai quali si sviluppa l’idea di architettura. Le foto non sottolineano l’aspetto fisico dello spazio architettonico, ma si fermano alla dimensione psicologica dell’esperienza attraverso l’architettura. La vera architettura è quella che il soggetto riesce a dimenticare diventandone parte: le sue foto documentano questa simbiosi fra sguardo, corpo e spazio.
L’artista stessa afferma: “Non c’è nessun rapporto diretto tra la funzione degli edifici e le mie immagini, io cerco di restituire uno stato d’animo, un’atmosfera. Per me fotografare uno spazio significa prima di tutto registrare un’idea, un ricordo, un’emozione. L’architettura m’interessa solo perché la abito, ogni volta in modo diverso, da un punto di vista diverso, e per la possibilità di trasformarla in qualcosa di diverso da quello che è.
In un certo senso non è un processo molto diverso da ciò che Le Corbusier faceva negli anni Trenta nell’Esprit Nouveau, quando fotografava i propri edifici e poi ne ritoccava le immagini per dare una nuova forma alla propria architettura e alle sue visioni, per innescare nuove possibilità, nuovi sguardi. Io cerco di fare qualcosa di simile: provo a gettare uno sguardo personale sugli edifici disegnati da alcuni grandi architetti. Tra il mio sguardo e il loro progetto spero che si insinui il germe di una variazione, come se si generassero nuove possibilità ed emozioni. E’ come immaginare un’architettura in potenza o declinare i casi di una grammatica sentimentale inscritta in ogni edificio.”
La mostra è accompagnata da un elegante catalogo, a metà tra la rivista d’arredamento di lusso e l’apoteosi di un album di fotografie senza commenti, corredato da testi critici (in italiano, inglese e tedesco) di Francesco Bonami (direttore artistico della Fondazione) e Agnes Kohhneyer (direttore del Kunstwerein Kreis di Ludvigsburg), nonché da un’interessante intervista all’autrice.
Accanto alle opere della Lambri, la Fondazione propone alcuni dei principali lavori partecipanti all’annuale Premio Guarene Arte. E’ con immenso piacere che il pubblico può scoprire o osservare nuovamente opere di artisti internazionali lanciati a Guarene e, alcuni, ormai ben noti a livello internazionale.
Claudio Arissone
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Caro Alf....
e dice anche cose intelligenti.
Ciao, Biz.
Per me la Lambri è artista di altissima qualità. Impegno severo è trovare giovani migliori di lei in Italia. Merita una grande fortuna.
e' vero, e' difficile trovare un artista italiano cosi rigoroso