Dopo Arnaldo Pomodoro, Marco Lodola e Sophia Vari, gli spazi esterni di Palazzo Bricherasio ospitano una giovane artista, che vanta una ricca produzione, ambiti premi e ammiratori in tutto il mondo.
Pittrice e scultrice, Paola Epifani alias Rabarama, nome esotico, del quale conserva gelosamente le origini, ama il corpo umano, del quale evidenzia la struttura. Ogni corpo è, infatti, un puzzle di più particelle saldamente unite tra loro ma dipendenti una dall’altra e per questo, estremamente fragili. Noi siamo, proprio grazie a questo splendido e complicato ingranaggio. Ogni corpo è una riflessione sull’essere umano e sulla sua condizione.
Romana di nascita (classe 1969), padovana d’adozione, inizia a scolpire giovanissima. E’, infatti, il 1979 quando espone alla mostra per il 30° anniversario della Nato a Palazzo della Gran Guardia a Verona. Frequenta il Liceo Artistico a Treviso e l’Accademia di Belle Arti a Venezia. Nel 1990 rappresenta l’Italia al concorso internazionale di scultura di legno, indetto dal governo del Messico e l’anno successivo, alcune sue opere sono acquistate per la collezione permanente del Museo d’arte contemporanea di Toluca, Messico.
Quando arriva negli States, il pubblico è talmente colpito dalle sue opere da acquistarle in un batter d’occhio.
Ambigua ed esplicita al tempo stesso, Rabarama lancia messaggi di crudo realismo attraverso corpi adagiati su loro stessi. Nudi corpi, dalla pelle di bronzo, volutamente asessuati. Spiriti intenti a meditare sulle regole che limitano la libertà di scegliere.
L’artista sembra comunicarci che nessuno si determina, giacché tutti siamo ineluttabilmente determinati. Un cupo messaggio, dettato dall’estremo realismo con cui Rabarama sembra guardare la vita.
Le opere di Rabarama sono la materializzazione dell’animo, che muta interrottamente. Sono opere forti, dallo stile puro, unico che si sposa ad un servero rigore tecnico.
Dalla vastissima produzione dell’artista sono state scelte, per la realizzazione in grandi dimensioni, sei opere in bronzo dipinto, tra cui: “Trans-rettile” (1997); “Trans-lettera” (2000); “Trans-mutazione” (2001).
Si tratta di esemplari, per la maggior parte realizzati in passato in dimensioni ridotte, che rappresentano una panoramica completa delle tematiche della sua produzione scultorea dal 1997 al 2001.
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Federica De Maria
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Sculture interessanti che ci fanno meditare sulla nostra esistenza. Brava Paola.
L'articolo è scritto in modo che presenta bene il messaggio, complimenti a Federica De Maria.