In uno strato di ghiaccio frantumato puoi addirittura vederci una scomposizione cubista (Ice, 1960), così come in una porzione di deserto un dipinto astratto di più ampio respiro (Desert plant, 1959). La natura interpretata da Paul Caponigro (Boston, 1932) rappresenta una dimensione di sogno e d’incanto, dilatata e poetica.
Poco importa se talvolta il suo lavoro è ritenuto troppo fedele alla tradizione paesaggistica nord americana della prima metà del ‘900, o ancora agli insegnamenti di Minor White (Boston, 1908-1976), in esso l’esperienza artistica e quella spirituale sembrano rincorrersi per poi finalmente trovarsi.
Appartenente ad una nutrita generazione di fotografi spinti dalla ricerca – in natura – di una ‘realtà altra’, Caponigro è profondamente attratto dal mistero, che considera
Quello dell’artista statunitense è un viaggio alla ricerca del particolare, alla scoperta di frammenti di oggetti e di materia che raccontino la loro storia segreta. Spirali di corteccia e madreperla diventano occhi che guardano dentro e attraverso il mondo, così come un masso ricoperto da muschi si trasforma in un’opera d’arte da immortalare (Stone detail, 1972).
Edizione torinese della prima retrospettiva italiana dedicata a Caponigro, la mostra è costituita da 137 immagini scelte appositamente da Maggia e dallo stesso autore.
Spiagge, cascate, boschi. Anche un morbido paesaggio toscano con immancabili colline e campo di grano. Documentando l’intero arco temporale della sua ricerca, dagli anni Cinquanta fino ad oggi, le stampe forniscono traccia di incursioni nelle isole Hawai, in New Messico, Maine, Massachussetts, persino in Giappone – nel cui caso la presenza umana è palesata come in nessun’altra opera esposta.
Per Caponigro la natura è un grande teatro, ma anche un’attiva protagonista: il ghiaccio e la neve, ad esempio, possono creare suggestioni da catturare prontamente, come accade in Snow & paper (1958), Snow form (1961), Branches in ice (1963).
Al contempo raffinate ed essenziali, talora piuttosto improbabili, le sue nature morte includono forme ed elementi semplici: semi, ciottoli, conchiglie, frutti, fiori e foglie (Cornucopia, 1999; Tea Bowl & Abalone, 2002).
Si tratta di affascinanti still life prodotti grazie ad un approccio che pur rinnovandosi negli anni, anima le cose con immutata intensità, le fa parlare, le rende seduttive (Galaxy apple, 1964; Two pears, 1999).
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sonia gallesio
mostra visitata il 1° novembre 2003
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