Categorie: torino

fino all’11.XI.2008 | Dario Ghibaudo | Torino, Paolo Tonin

di - 16 Ottobre 2008
Una delle massime di Jean-Jacques Rousseau era: “Innaturale è tutto ciò che viene educato dall’uomo”. E pensare che il filosofo svizzero, le cui idee influenzarono la Rivoluzione francese, visse solo la prima rivoluzione industriale. Chissà cosa direbbe oggi del nucleare, degli ogm, della clonazione, del global warming, dei cani con i cappottini, dei delfini ammaestrati o delle scimmie astronaute.
La ricerca artistica di Dario Ghibaudo (Cuneo, 1955; vive a Milano) ha origine proprio dalla massima rousseauiana. La riflessione sull’innaturale l’ha portato, nel 1993, a creare il Museo di Storia Innaturale (anche visitabile sul sito www.darioghibaudo.it), un percorso in continua espansione in cui ciascuna sala è dedicata a un campo dell’indagine scientifica: dall’antropologia alla botanica, dall’entomologia all’etnologia. Di questo bizzarro museo è visitabile da Paolo Tonin Pesci fuor d’acqua, la tredicesima stanza, riservata a pesci e anfibi.
Le evoluzioni fantastiche di Ghibaudo sono esposte in una serie di disegni a inchiostro, in alcune teche e in una grande istallazione. I disegni e le teche seguono il modello illuministico della tassidermia e dell’illustrazione scientifica, in cui l’artista cataloga specie immaginarie. Troviamo il Piscis Sapiens Sapiens, la Gallinula Eburnea Cum Nasus Bitortus, il Piscis Alatus Abilis. Quest’ultimo abbatte però le barriere tra fantasia e realtà: un pesce con le zampe è esistito davvero sulla terra 345 milioni di anni fa. Un gruppo di scienziati ne ha trovato il fossile, stabilendo che si tratta dell’anello di congiunzione fra pesci e mammiferi. La mostra è chiusa dalla grande installazione che dà il titolo alla personale. Un banco di 550 pesci che crea un organismo luminoso composto da esseri mutanti, dai riflessi argentei e variopinti.

Già dal titolo, Pesci fuor d’acqua, la mostra si presta a una doppia lettura. Sentirsi a disagio, fuori contesto come il pesce del famoso adagio popolare, porta inevitabilmente all’evoluzione o alla morte, così avrebbe detto Darwin. Ma mentre l’animale, attraverso l’evoluzione, modifica se stesso senza intaccare la natura, l’uomo, al contrario, muta l’ambiente circostante per rimanere uguale a prima. In entrambi i casi, il disagio vede atrofizzato il prefisso per diventare agio, ma la differenza è che l’evoluzione del pesce è neutra, quella dell’uomo, invece, è distruttiva.
Nella opere di Ghibaudo c’è però una seconda ambiguità, che nasce dalla domanda “chi è la causa di questa innaturalezza?”. I pesci con le zampe di rana, quelli con innesti arborei, quelli con le zampe (che abbiamo visto essere reali) possono essere creazioni tanto dell’uomo quanto della natura. La risposta viene sapientemente celata.

Sarebbe stato molto facile vestire i panni del moralizzatore, esponendo degli ibridi mostruosi a metafora dell’attuale rapporto uomo-natura. Ma l’artista ha da sempre scelto un approccio ludico, consapevole che un sorriso pensieroso è meglio di una smorfia d’orrore.

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mostra visitata il 25 settembre 2008


dal 25 settembre all’undici novembre 2008
Dario Ghibaudo – Museo di Storia Innaturale. Sala XIII: pesci e anfibi
Paolo Tonin Arte Contemporanea
Via San Tommaso, 6 (zona via Garibaldi) – 10122 Torino
Orario: da lunedì a venerdì ore 10.30-12.30 e 15.30-19.30; sabato su appuntamento
Ingresso libero
Info: tel. +39 01119710514; fax +39 01119791494; info@toningallery.com; www.toningallery.com

[exibart]

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  • Caro Dario, credo che dal cognome tu ti sia ricordata di me (Caffè Letterario - via Solferino - Milano)
    Tramite Exibart seguo tutto quello che succede nel mondo artistico e così pure le tue mostre e i tuoi successi - complimenti!!
    Conservo con tanto affetto e ammirazione alcuni libricini presi in una visita fatta nel tuo studio.
    Per quanto mi riguarda, in seguito al pensionamento, ho messo fine alla fatica del Caffè Letterario tornando alle mie radici Lucane, dove comunque come hobby mi occupo ancora di arte e letteratura.
    Un grosso in bocca al lupo.
    Teresan D'Ambrosio

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