Passaporto è il biglietto da visita dell’omonima Associazione deus ex machina di questa mostra: un nome che incarna perfettamente il progetto di diffondere le espressioni artistiche più recenti ed innovative, calate in un contesto di quotidianità. Una quotidianità d’alto livello vista la scelta di ambientazione in un Hotel di charme, dettata certamente dalla bellezza del luogo e dalla consapevolezza di avvicinare all’arte un pubblico internazionale, che ha così la possibilità di riflettere su quanto offre la creatività contemporanea. Gli artisti sono tredici e le opere si dislocano lungo i quattro luminosissimi piani che costituiscono l’edificio. Gli unici italiani del gruppo, nonché torinesi, sono Hilario Isola e Matteo Norzi, duo che è solito realizzare a quattro mani grandi installazioni in legno, lavorato usando la motosega e in certi casi anche l’ascia e l’accetta. Un procedimento, se si vuole, alquanto violento e in forte contrasto con la fragilità del concetto che intendono visualizzare: il Confine, metafisico o reale, che circoscrive le esistenze.
A rappresentare l’Europa ci sono anche le opere di Begoña Egurbide e di Vladimir Nikolich, rispettivamente un lungo pannello fotografico orizzontale che innesta un particolare meccanismo ottico per cui sono possibili visioni simultanee e una videoinstallazione che indaga il tema della religione. Mona Marzouk, egiziana e Zwelethu Mthethwa, sudafricano, danno invece voce al sud del mondo, la prima attraverso il linguaggio della scultura, nella quale fonde elementi della tradizione architettonica orientale con quella occidentale e il secondo nelle fotografie che ritraggono gli abitanti delle bidonville di Capetown. E ancora: Destiny Deacon, australiana, si confronta con l’identità aborigena dandone un’interpretazione visiva.
Infine, l’America, rappresentata dallo statunitense Jeff Ono e dalla canadese Kamila Wozniakowska, ma anche dai messicani Melanie Smith e Cesar Martinez Silva, entrambi residenti a Mexico City, e dalla cubana Sandra Ramos. Che identifica il tema dell’emigrazione dall’isola con un’immagine di morte dipinta all’interno di una valigia.
claudia giraud
mostra visitata il 6 novembre 2004
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