L’arte dell’acquaforte era rimasta fino a quel momento in subordine rispetto ad altre due tecniche grafiche che andavano per la maggiore: l’intaglio su legno e l’incisione su rame.
Rembrandt invece sviluppa e porta alla massima efficacia una sua intuizione tecnica e grazie a lui l’acquaforte si impone come mezzo espressivo di eccezionale valore.
Un mezzo che permette effetti chiaroascurali mai visti, che sembra imprigionare la luce, dare forma ai contorni, rendere vivi e vivacemente drammatici i disegni, più e meglio di quanto fosse successo fino ad allora.
Rembrandt impiegava nelle incisioni vernici e soluzioni che lui stesso aveva sperimentato e passo passo affinato, rendendole pienamente rispondenti ai propri desideri.
Ma oltre alla dimestichezza tecnica, ovviamente, nelle sue acqueforti scorgiamo una straordinaria capacità di disegno, per un artista che proiettò la sua influenza nei secoli a venire.
Le ottanta opere in mostra all’istituto olandese di storia dell’arte sono presentate secondo una serie di sezioni tematiche che coincidono con I soggetti più cari al grande artista: temi biblici, autoritratti e ritratti, scene di caccia e di vita popolare, nudi, paesaggi.
Di alcune stampe in particolare sono esposti vari esemplari per mostrare la varietà di effetti che il maestro di Leida seppe trarre dalla tecnica dell’acqueforti.
«Nel segno di Rembrandt»
Istituto universitario olandese di storia dell’arte, via Torricelli 5, Firenze.
Orario: 10/18 – lunedì chiuso
Biglietto: 10.000 lire
Domenico Guarino
[exibart]
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