È stato definito lo «scavo delle meraviglie» o con un’immagine più suggestiva «la Pompei del mare»: il ritrovamento nel novembre del ’98 delle navi antiche di Pisa nel cantiere dello scavo ferroviario di San Rossore , è sicuramente una fra le scoperte più straordinarie del secolo. La concentrazione di reperti navali, la quantità di oggetti archeologici, il loro stato di conservazione e la complessità dei problemi circa le metodologie di scavo ha suscitato grandissimo interesse sia nel pubblico che negli esperti di tutto il mondo. La mostra «Le Navi antiche di Pisa» al Museo Archeologico di Firenze, vuole dare una prima lettura scientifica e sistematica dei dati raccolti in oltre un anno di scavo archeologico.
Sono circa 600 i reperti visibili nell’esposizione: anfore di diversa tipologia e provenienza, grandi dolia da trasporto, oggetti preziosi in vetro e ceramica pregiata, provenienti dal Mediterraneo e dal vicino Oriente, oggetti di uso comune utilizzati dai marinai, strumenti chirurgici ed ossa appartenenti ad animali trasportati sia come merce viva di scambio, sia come cibo per gli stessi marinai: Di particolare interesse il calco dello scheletro di un uomo (con la ricostruzione stereometrica in cera del volto) e del suo cane, rimasti sepolti sotto la zavorra fuoriuscita da una nave naufraga. Tutti i dati raccolti consentono di ricostruire sia gli eventi verificatisi nell’arco di quasi dieci secoli (dal V secolo a.C. al V d.C) nell’antico porto pisano situato in una ambiente naturale che appariva molto diverso da quello odierno, sia i traffici, i commerci e la vita quotidiana di bordo. Il percorso della mostra è arricchito da pannelli illustrativi e abbondante materiale grafico e fotografico. I grandi pannelli collocati nelle Arcate del Museo, ricompongono attraverso un lungo lavoro di rielaborazione, alcune navi, consentendo di vederle nel loro complesso con i relativi carichi. Per quanto riguarda i preziosi reperti mobili è già operante da tempo un laboratorio di restauro. I relitti invece dovranno subire un lungo periodo di trattamento in laboratorio, prima di essere esposti negli arsenali medicei nella zona della cittadella.
In virtù proprio della specificità archeologica, non si tratta infatti solo di predisporre uno spazio adeguato alle dimensioni dei relitti e dotarlo degli impianti tecnici e dei servizi necessari , ma di allestire dapprima un grande laboratorio di restauro – probabilmente uno dei più grandi del mondo – e poi di dare vita ad una struttura museale in cui i materiali, gli oggetti di tutti i generi, non siano tanto esposti quanto piuttosto ricollocati nella loro dimensione di testimonianze di una civiltà grande e complessa quale quella che si è sviluppata lungo le rive del Mediterraneo nell’arco di sette/ottocento anni. La mostra è stata organizzata dal ministero per i Beni e le Attività Culturali, Soprintendenza Archeologica della Toscana, grazie alla collaborazione di Soprintendenza ai Beni Architettonici, Ambientali, Artistici, Storici di Pisa, Livorno, Lucca e Massa Carrara, Regione Toscana, Provincia e Comune di Pisa. La mostra è aperta al pubblico fino al 14 maggio con il seguente orario: lunedì dalle ore 14 alle 19; dal martedì al venerdì dalle ore 9 alle 19; sabato dalle ore 9 alle 14; domenica dalle ore 9 alle 19. Il costo del biglietto è di 8mila lire comprensivo dell’ingresso al Museo.
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