Tre cerchi di metallo, come quelli delle stufe a legna, segnano nella loro essenzialità, l’ingresso alla mostra, in contrasto solo apparente con l’icona a fondo galleria della grande stella fatta da vecchie cimase che nella forma, ben più che nel legno usurato, rimandano all’antica funzione di cornici per opere del passato.
Circolarità anche per le forme intermedie, sculture di cemento o di metallo che nascono da assemblaggi mimetici di oggetti quotidiani trasformati in suggestioni poetiche a loro volta indicatrici di altre ipotesi formali intuitive. Così anche appaiono i portavasi in cemento che, simili a porzioni di colonne dimenticate nella terra di antichi scavi, si coprono solo parzialmente di muschi e licheni, vegetali recuperati dall’artista dalle coperture di antichi edifici e applicati come porzioni di vita su testimonianze di storia. Centro focale e sensibile della mostra è una potente scultura che accosta e congiunge sfere dorate alle convessità sinuose di un femore animale. Qui al biancore levigato dell’elemento organico corrisponde l’alchimia preziosa di sfere lignee ricoperte in foglia d’oro: oggetto inaspettato, scultura quasi mutante ma stupefacente nella sua armonia, forma rigorosa nella sua cruda naturalezza, l’opera attiva nell’osservatore una ricerca di senso che mette evidenza il silenzio rigoroso della ricerca sulla bellezza di Francesco Carone.
“Muta bellezza” è una mostra che rappresenta un raro caso di convincente connessione tra la ricerca di un artista, il titolo dell’esposizione, le opere e la più complessa spazialità del progetto che diventa raffigurazione intuitiva e poetica del lavoro di Carone.
Accanto a Carone anche l’installazione Halfground di Giulia Cenci (Cortona, 1988) che apre una nuova project room di SpazioA, a pochi metri dall’ingresso della galleria. Antica area di deposito e catalogazione, il luogo viene fermato dall’artista nella sua fase di trasformazione e ristrutturazione un istante prima della sua messa a regime come spazio che deve garantire l’ipotetica neutralità del box da galleria: muri bianchi, assenza di decori, luci a neon, pavimento incolore. Arguto e penetrante, il lavoro di Giulia Cenci (attiva nel progetto Interno 4 a Bologna) gioca nel disordine tra strumenti che dovrebbero garantire la neutralità dello spazio per l’arte e la loro modificazione minima mettendo in evidenza l’irregolarità strutturale del luogo e delle sue singole parti. Luci quasi capovolte e parzialmente incastrate nel muro (quasi come rimangiate dalla sua spessa struttura) illuminano a raso i confini inferiore dello spazio mettendone in luce grana e irregolarità. Gesto apparentemente elementare che svela e trasforma il codice della neutralità dello spazio per l’arte.
Paola Tognon
dal 2 Febbraio al 6 Marzo 2013
Francesco Carone, Muta bellezza
Giulia Cenci, Halfground
SpazioA Gallery
Via Amati 13 – (51100) Pistoia
Orari: Da martedì a sabato 11-14 e 15-19 e su appuntamento
Info: 0573 977354, info@spazioa.it, www.spazioa.it
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