Per colui che ha capito di essere mortale comincia l’agonia.
A. Schnitzler
Paolo Meoni, con le opere attualmente esposte alla Galleria La Corte, approfondisce una ricerca in corso già da tempo sulle relazioni tra il corpo e le sue possibili rappresentazioni. Il suo lavoro lo porta a maturare una riflessione sulle alterazioni che il corpo subisce nel passaggio dalla dimensione di significato a quella di significante..
Il meccanismo più diretto, l’istinto ancestrale della autoidentificazione, è quello di riconoscere il proprio corpo come manifestazione di se stessi: si provano dolore, piacere, godimento, sofferenza perché le prova il corpo. Il corpo non è uno strumento di trasmissione delle informazioni, è la ragione, la causa stessa dell’esistenza.
Nell’era delle comunicazioni accelerate, dell’azzeramento delle distanze, il corpo ha perso parte della sua specificità: la tecnologia ha messo in discussione i criteri consolidati per individuare le valenze e l’individualità della fisicità. In alcuni casi si afferma la capacità cognitiva della mente di fronte alla negazione della corporeità: “I’m no-body” è il titolo di presentazione di molti navigatori in rete.In altre situazioni, invece, il corpo è un dato culturale, è un ricettore di informazioni, un laboratorio, costantemente attivo, di movimenti, mutamenti, esperienze.
In questa installazione si assiste ad un ulteriore sezionamento della realtà: Paolo Meoni ha fotografato i fisici torniti di culturisti e body builders (artefici di una mutazione condotta su se stessi, in un certo senso falsificatori dell’identità)..
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Interessante la riflessione sulle alterazioni che il corpo subisce e come l'artista riesce a narrare, con modalità impreviste,l'angoscia che motiva la ricerca di identità " altre ".
Pietro Gaglianò presenta bene questa ricerca, ci fa capire, in modo chiaro, questa indagine.
Grazie Maria,
i tuoi commenti puntuali e circostanziati fanno sempre piacere.